22 June, 2017
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“La Torre spagnola di Torre Grande si candida a diventare uno dei luoghi più interessanti e attrattivi dell’oristanese. Grazie a un accordo, sottoscritto dal Sindaco Guido Tendas e dal Commissario della Conservatoria delle coste Giorgio Onorato Cicalò, lo storico edificio, dichiarato bene di particolare interesse culturale dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, sarà gestito d’intesa tra i due enti e potrà essere valorizzato e sfruttato consentendone una maggiore fruibilità.” E’ quanto spiega il COmune di Oristano in una nota.

“All’accordo si è giunti dopo che la Giunta Regionale nel 2011 adottò le misure atte a valorizzare il patrimonio costiero, affidando all’Agenzia la gestione una serie di immobili ed edifici, tra cui proprio la Torre spagnola di Torre Grande – sottolinea il Sindaco Tendas -. Il Comune di Oristano nel 2012 ne chiese l’alienazione per finalità culturali e turistiche-informative nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dei monumenti di interesse storico. Uno dei primi atti della mia amministrazione fu proprio la firma dell’atto con cui la torre fu concessa al Comune, per un anno e in uso gratuito, al fine di garantirne l’apertura al pubblico e il servizio di visita guidata. Da allora è iniziato un rapporto di collaborazione tra il Comune e la Conservatoria delle coste che ha condotto all’accordo di oggi che consentirà al Comune di utilizzare l’edificio per promuovere iniziative culturali e di interesse pubblico che potranno qualificare l’offerta turistica di Torre Grande”.

L’accordo prevede che la Conservatoria delle coste ed il Comune assicurino la valorizzazione dell’edificio, garantendone l’apertura al pubblico almeno nel periodo estivo e, se le condizioni lo consentono, anche negli altri periodi dell’anno. Dovrà essere data esecuzione all’attività di valorizzazione prevista nel programma integrato che prevede l’allestimento del museo regionale delle torri costiere della Sardegna collezione “Monagheddu-Cannas”. Il Comune di Oristano, inoltre, si impegna a garantire l’apertura al pubblico da maggio a settembre secondo una programmazione oraria che sarà definita in base all’affluenza dell’utenza e alle disponibilità economico-finanziarie, oltre a eventuali aperture straordinarie durante l’anno. Dovrà essere garantito il carattere culturale, didattico, divulgativo e informativo-turistico delle iniziative ospitate, con una propensione per quelle sui temi della cultura locale, del turismo, della sostenibilità ambientale e della valorizzazione del patrimonio costiero, oltre a eventuali iniziative di carattere istituzionale su altri temi di particolare interesse pubblico promosse dal Comune.
“La Conservatoria delle coste – ha precisato Giorgio Cicalò – si impegna a mettere a disposizione il progetto di allestimento dell’esposizione sulle torri costiere relativa alla collezione Monagheddu-Cannas. Si tratta della preziosa ricostruzione di 22 torri costiere sarde in scala 1:40 che troveranno la migliore collocazione possibile nella più grande fra le torri costiere della Sardegna”.

“La Torre per molti anni è stata visibile al pubblico solo dall’esterno -. Aggiunge il Sindaco Tendas -. Negli ultimi anni saltuariamente è stata aperta per ospitare mostre, convegni e altre iniziative pubbliche. Oggi cerchiamo di gettare le basi per restituirla allea piena fruizione degli oristanesi e dei turisti che potranno conoscere una una struttura la cui costruzione, voluta da Carlo V, risale al 1535. Successivamente ha assunto il nome di Torre Grande dando il nome all’omonima borgata”.

il commissario cicalò e il sindaco tendas

“FARO E TORRE DI TORREGRANDE

Inizialmente chiamata Torre del “puerto de Oristan” (1639), solo in età sabauda assunse la denominazione attuale: “Grande de Oristan”, Torre d’Oristano e Gran Torre.
È la torre costiera più grande in Sardegna, poiché pensata già in origine come “torre de armas”, cioè come torre “gagliarda”, atta alla difesa pesante.
Pur iniziato nella prima metà del ‘500, il torrione è di concezione aragonese, come testimoniano i caratteri dell’architettura di transizione: dalla garitta in muratura sulla porta d’ingresso alla posizione delle bocche da fuoco. È dotata di cannoniere superiori in barbetta (la batteria scoperta), e di troniere inferiori, le feritoie, posizionate in casamatta (la camera coperta a prova di bomba).
Di forma cilindrica con un diametro di oltre 20 m, si sviluppa su due livelli: il primo è a circa 8 m. dal terreno, destinato quasi tutto a una grande camera, voltata, dove avevano posizione quattro grossi pezzi d’artiglieria, puntati in varie direzioni, sia verso il fiume che verso il mare. Il piano superiore è circoscritto a forma di ballatoio per contenere, attraverso varie troniere, altre armi da fuoco manovrabili manualmente.
La costruzione iniziò nel 1542, dopo le disposizioni di Carlo V nel 1535, con l’impiego di denaro della città di Oristano, ma ancora nel 1553-54 il Parlamento si lamentava della lentezza dei lavori della torre. Venne quindi ultimata dopo il 1555 grazie alle entrate legate al diritto di ancoraggio che la città di Oristano ottenne dal Viceré. L’ultimazione dell’opera è, comunque, da porre prima del 1572, anno della relazione del capitano Camos, in cui viene censita la torre.
Nonostante fosse di grandi dimensioni e in grado di ospitare una guarnigione di 20 soldati e di sostenere un assedio di qualche giorno, nel 1637, in piena Guerra dei Trent’anni, 42 bastimenti a vela francesi, comandati dall’ammiraglio Carlo di Lorena, duca di Hancourt, riuscirono a sbarcare e a depredare la città di Oristano per cinque giorni. Quindici anni più tardi, nel 1652, il governo spagnolo si liberò del gravame amministrativo della torre, cedendola insieme alle peschiere di Cabras e Santa Giusta a Girolamo Vivaldi. Nel 1684 vennero compiute opere di restauro e altre nel 1692.
Secondo la relazione del Ripol, inviato del re sabaudo, nel 1767 la torre era servita da una guarnigione composta da un alcaide (capitano), un artigliere e sei soldati; un numero pari, all’epoca, alla sola torre di Bosa. Nel 1786 sono documentati lavori di restauro e per tutto il XIX secolo si hanno notizie di opere di manutenzione che hanno garantito ottime condizioni architettoniche e statiche.
La torre venne utilizzata dal La Marmora e dal De Candia come punto geodetico per la realizzazione di carte topografiche. Accanto al fortilizio vennero costruiti dei magazzini che custodivano svariate mercanzie. Dopo lo scioglimento dell’amministrazione delle torri nel 1842 continuò ad essere presidiata come stazione semaforica. Nel XIX secolo, nella piazza d’armi, a 17 m dal suolo, fu edificata un’abitazione civile in stile neoclassico per il farista.

Fonte sito internet Regione Sardegna

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