24 October, 2017
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Roma, 25 Sindaci sardi a Montecitorio

7 nov, 2016 0

Sindaci a Montecitorio oggi: una delegazione di 25 primi cittadini dei Comuni sardi hanno partecipato all’incontro con la Presidente della Camera Laura Boldrini, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano e altre cariche istituzionali.
Tanti i temi toccati, tra questi in primo piano il terremoto che ha colpito il centro italia.
Nell’agenda dei sindaci sardi, c’è l’economia con la richiesta di modifica alla Legge di Bilancio.

Ci sono anche 25 sindaci sardi tra i 600 Primi cittadini che da tutta Italia hanno raggiunto Montecitorio.
L’invito, giunto dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, è volto al confronto tra rappresentanti delle amminstrazioni locali, presidenti delle Commissioni e i rappresentanti del Governo.
Ampio spazio al terremoto del centro Italia, ma tra i temi affrontati si è parlato anche di ambiente, piccoli comuni, cultura, politiche di genere, accoglienza, integrazione e welfare.
Tra gli interventi programmati, nessuno dei primi cittadini sardi ha preso la parola.
La pattuglia isolana porta a Roma le difficoltà e gli ostacoli imposti dal pareggio di bilancio, che “sta strangolando” i Comuni, ha spiegato Pier Sandro Scano, presidente di Anci Sardegna. La Camera, proprio in questi giorni, sta esaminando la legge di bilancio.
Sono circa 200 i Milioni di euro nella nostra isola, 4 miliardi in Italia, che non possono essere utilizzati proprio a causa della Legge di Bilancio, e non più Legge di Stabilità, che secondo i sindaci blocca gli investimenti, peggiorando così la crisi economica.
Argomenti questi, che vengono portati da Pier Sandro Scano anche nel direttivo nazionale di Anci a Roma nel pomeriggio. I Comuni sardi cercano di mobilitarsi contro la paralisi. Venerdì 11 novembre, oltre 200 sindaci protesteranno a Cagliari. La richiesta è quella di modificare la Legge di Bilancio, che vincola fortemente le capacità di spesa delle piccole amministrazioni.

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Casa, prezzi stabili. Aumenta la richiesta per l’acquisto

2 set, 2016 0

Aumenta la domanda per l’acquisto di una casa in Sardegna. Un incremento, nei primi 6 mesi del 2016, del + 4,8%, secondo quanto registrato dall’Osservatorio di Casa.it
A fronte di un aumento della domanda, i costi delle abitazioni sono inferiori dello 0,2%.
Quali sono le città in cui c’è una maggiore richiesta di acquisto per una casa? A Sassari la domanda va oltre il 7%, sfiora questa percentuale Olbia e segue Oristano con 5 punti e mezzo percentuali.
A Cagliari e Nuoro le domande superano il 4 e il 3%.
Segno meno, ad eccezione di Tempio Pausania, per il prezzo degli immobili. Le città che hanno sofferto maggiormente sono Cagliari e Oristano. Il dato che forse interessa di più gli acquirenti è quello relativo al costo al metro quadro.
Chi decide di acquistare un immobile in Sardegna, può spendere in media 145 mila euro. A Cagliari il costo al metro quadro è pari a 2.480 euro, a Olbia 3.110. Si tratta dei due centri più cari.
Si spende meno a Carbonia e Iglesias, con poco più di mille euro. 1600 euro invece per Sassari e 200 euro in meno per Oristano. Nuoro si rivela la città più conveniente con 1340 euro.

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Venture Capital, Sardegna seconda per investimenti

11 lug, 2016 0

Il 20% degli investimenti nazionali in Venture Capital arriva dalla Sardegna.
Il Sole 24 Ore pubblica una classifica sull’utilizzo di questo strumento finanziario, la nostra Isola si posiziona seconda.

Tra il 2013 e il 2015 sono stati 185 i milioni di euro, investiti in Italia, in capitale di rischio per favorire la creazione di start up. Di questi, 36 milioni sono stati investiti in Sardegna.
Così l’sola si posiziona seconda in una classifica nazionale pubblicata da Il Sole 24 Ore e stilata dall’Associazione italiana del Venture Capital, dietro alla Lombardia che ne ha investiti 48 e prima dell’Emilia Romagna, i cui investimenti sono pari a 25 milioni di euro.
Una parola, Venture Capital, che indica una forma di investimento di medio – lungo termine in favore delle imprese non quotate ad alto potenziale dui crescita e sviluppo. Si tratta solitamente di finanziamenti effettuati da investitori istituzionali nei confronti di aziende che stanno muovendo i primi passi.
Lo strumento del Venture Capital necessita di un capitale di rischio. La Regione Sardegna ha attivato questo strumento dall’aprile scorso: attraverso fondi europei, è possibile accedere a finanziamenti da un minimo di 150 mila ad un massimo di un milione di euro. Particolare attenzione è data alle aziende che lavorano nel settore dell’agroalimentare e della tecnologia. Questo tipo di aziende sono operative al massimo da 3 anni e chi le dirige ha un’età media che si aggira intorno ai 30 anni.
I dati resi noti dall’Aifi, vedono la nostra isola scalare al terzo posto nel caso delle operazioni così dette “early stage”, ovvero i primi passi da compiere per creare una start up. In Sardegna, tra il 2013 e il 2015 sono state 35. Primo e secondo posto sono occupati da Lombardia e Campania.

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Economia, come sta la Sardegna? I dati CrenoS

28 mag, 2016 0

Economia della Sardegna
23° Rapporto 2016
Il quadro macroeconomico

I dati di contabilità nazionale tracciano per l’Italia e il Mezzogiorno un quadro macroeconomico con evidenti segni di fragilità. Il PIL pro capite non è mai stato così basso negli ultimi 15 anni. La recessione ha colpito so-prattutto le aree storicamente più deboli: nel Mezzogiorno la riduzione del reddito (-1,7% tra 2013 e 2014 e -1,8% in media nel quinquennio 2010-2014) è stata più forte che nel Centro-Nord (-1,3% e -1,7% negli stessi anni). La distanza tra il Nord e il Sud del Paese è aumentata: il PIL pro capite del Mezzogiorno non raggiunge il 57% del Centro-Nord.

In questo scenario, la situazione della Sardegna sembra più incoraggiante rispetto al resto del Mezzogiorno: il PIL reale nel 2014 ammonta a 31,6 miliardi di euro, pari a 19.021 euro per abitante (Mezzogiorno 16.762 euro, Centro-Nord 29.676 euro), ovvero al 75,3% della media nazionale (25.257 euro) e al 64% del Centro-Nord. L’ulteriore contrazione del PIL registrata nel 2014 (-1,1%, -1,4% in Italia) è meno pesante di quella del quinquennio 2010-2014 (-1,4%, -1,7% in Italia), ad indicare un allentamento significativo della morsa recessiva ma che ancora non consente di annunciare per la Sardegna la tanto attesa ripresa economica. I dati sul PIL pro capite europeo indicano che nel 2014 la Sardegna si posiziona 206esima su 276 regioni dell’UE, con un reddito per abitante pari al 72% di quello medio (come la Grecia).
Nel 2014 le famiglie sarde hanno speso 21,3 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi, pari a 12.808 per abitante (Mezzogiorno 11.629 euro, Centro-Nord 17.155 euro). I valori pro capite sono in calo dell’1,2% ri-spetto all’anno precedente. Tengono gli acquisti di servizi, che rappresentano circa la metà della spesa totale. Gli acquisti di beni non durevoli (alimentari, vestiario, giocattoli, detergenti) invece continuano a frenare i consumi (-2,9% in Sardegna e -1,5% in Italia), mentre la novità del 2014 è la ripresa degli acquisti dei beni durevoli (autovetture, arredamento ed elettrodomestici) in tutti i territori (+1,7% in Sardegna e +2,2 in Italia), dopo le pesanti contrazioni dei quattro anni precedenti.

La struttura produttiva e l’export

Nel 2015 il numero delle attività imprenditoriali in Sardegna è pressoché invariato rispetto all’anno precedente: 142.578 imprese attive (85,9 ogni 1.000 abitanti). Con 3.425 imprese attive in più rispetto al 2014, invece il Mezzogiorno nel suo insieme mostra maggiore dinamicità. Il dato segue 6 anni consecutivi di ridimensionamento del tessuto imprenditoriale e indica un primo segnale di allontanamento dalla recessione.
Le imprese sarde hanno una dimensione estremamente ridotta: in media 2,8 addetti. La quota di microimprese (meno di 10 addetti) è il 97% del totale e la forza lavoro in esse impiegata è il 63% del totale (47% in Italia). Il settore agricolo e le attività collegate al turismo (alloggio e ristorazione) sono più forti nell’Isola rispetto al resto d’Italia, tuttavia l’agricoltura contribuisce relativamente poco alla creazione di valore aggiunto (meno del 5%). Desta preoccupazione il forte sottodimensionamento in termini di attività produttive, e ancor più di valore aggiunto (10,4% in Sardegna contro 18,6% in Italia), del comparto industriale. Tra i servizi le attività svolte da imprese private (finanziarie, immobiliari, professionali, supporto alle imprese), confermano la loro minore capacità di creare valore aggiunto (5 punti percentuali in meno rispetto al dato italiano).

Buone notizie giungono dai dati sulle esportazioni: nel 2015 la Sardegna si riallinea al trend nazionale e regi-stra un nuovo segno positivo (+3,2%). Nonostante il crollo del prezzo del greggio, le vendite all’estero del settore petrolifero sfiorano i 4 miliardi di euro e sono in crescita (+193 milioni di euro rispetto al 2014). Anche l’industria alimentare, strategica per l’economia regionale per la maggiore ricaduta sul territorio, si mostra in forte espansione per il quinto anno consecutivo (+13,4%) e raggiunge i 195 milioni di euro, nonostante per-manga la forte dipendenza da un unico principale mercato di destinazione, gli Stati Uniti. Un altro importante risultato è quello dei prodotti in metallo (circa 191 milioni di euro) che ricomprendono armi e munizioni. Le vendite di queste ultime ammonta a 40,8 milioni di euro e registra una forte espansione (+39%) rispetto al 2014. La destinazione principale (28 milioni di euro) è il mercato asiatico (Arabia Saudita, Emirati Arabi e Israe-le), altro importante partner commerciale è il Regno Unito (9,5 milioni di euro).

Il mercato del lavoro

In Sardegna, il tasso di attività e il tasso di occupazione nel 2015 crescono rispettivamente dell’1,7% e del 3,3%. Il tasso di disoccupazione diminuisce del 6,8%, dopo ben sette anni di crescita ininterrotta, attestandosi al 17,4% (118,6 mila disoccupati). L’analisi individua nella componente femminile con alto titolo di studio il fattore trainante di questa dinamica, nonostante il permanente differenziale di genere. Il tasso di attività si attesta infatti al 52% per le donne, aumentando di due punti percentuali nell’ultimo biennio, mentre resta abbastanza stabile per gli uomini (69,7%); il tasso di occupazione aumenta di due punti percentuali per le donne arrivando al 42,5%, mentre per gli uomini aumenta solo di un punto arrivando al 57,8%, in controtendenza con quanto accade a livello nazionale. I disoccupati sardi sono soprattutto uomini con basso titolo di studio (35,1%, in aumento rispetto al 2014), mentre la quota di donne disoccupate con stesso livello di istruzione è 18,7% (in Italia queste quote sono pari a 27,7% e 16,1%). Anche la quota di diplomati disoccupati aumenta (dal 14,4% al 17,1%). Si riduce invece la quota di donne diplomate disoccupate (dal 25,9% al 18,2%).
Secondo i dati INPS – Osservatorio sul precariato, il 2015 è caratterizzato anche per la Sardegna da un numero di attivazioni di rapporti di lavoro superiore a quello delle cessazioni: il saldo netto è pari a quasi 12 mila rapporti di lavoro, corrispondente ad un aumento del 9% delle assunzioni totali (contro l’11% della media nazionale e il 7% del Mezzogiorno). Sono le prime ricadute del “Jobs Act”. Le assunzioni a tempo indeterminato passano da circa il 26% del 2014 al 35% nell’anno successivo, in linea con il dato nazionale e in misura decisamente maggiore rispetto al Mezzogiorno. Il dato è spiegato anche dalle trasformazioni di precedenti contratti di apprendistato o a tempo determinato, con un tasso di conversione di queste tipologie contrattuali pari al 43% in Sardegna, superiore al dato del Mezzogiorno ma leggermente inferiore al dato dell’Italia.

Durante il 2015 la quota di assunzioni a tempo indeterminato che hanno beneficiato della decontribuzione totale in Sardegna è pari al 24%, un dato che salirebbe ulteriormente considerando le trasformazioni dei rapporti di lavoro. I dati risentono soprattutto degli incentivi fiscali approvati con la legge di stabilità. Infatti, la riduzione della decontribuzione avviata a gennaio 2016 ha prodotto una riduzione del 45% delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto al gennaio 2015 (mentre tra gennaio 2014 e gennaio 2015 erano cresciute del 12,9%). L’analisi suggerisce un cauto ottimismo relativamente alla valutazione degli effetti complessivi delle recenti riforme del mercato del lavoro.

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I servizi pubblici

L’analisi della sanità mostra segnali preoccupanti per la Sardegna, soprattutto alla luce delle politiche di con-tenimento della spesa decise dal governo centrale. La spesa sanitaria per abitante è sempre più lontana dalla media italiana. Nel 2014 cresce dello 0,8% (0,2% in Italia) ed è pari a 1.944 euro per abitante, dato superiore a quello del Centro-Nord (+73 euro) e del Mezzogiorno (+220 euro). Mentre negli ultimi cinque anni la spesa pro capite si riduce dello 0,6% in tutto il paese, in Sardegna si registra un incremento medio annuo dello 0,5% che porta il Servizio Sanitario Regionale (SSR) a destinare il 9,8% del PIL sardo al settore sanitario (6,9% in Ita-lia). La componente più importante della spesa sanitaria è quella per il personale (36,7% contro il 31,5% in Italia). Mentre rispetto al 2010 questa voce di spesa ha subito una contrazione in tutto il paese (dal -2% nel Mezzogiorno al -0,9% nel Centro-Nord), in Sardegna è aumentata mediamente dello 0,5%. Nell’ultimo quinquennio aumentano del 3,3% le spese per l’acquisto di beni e servizi che rappresentano il 21,3% del totale (19,8 in Italia). La Sardegna destina una quota nettamente inferiore di risorse (14,3%) alle convenzioni con i privati rispetto al Mezzogiorno e alla media nazionale (20,6%), anche se nell’arco degli ultimi cinque anni tale voce di spesa ha registrato un aumento medio annuo del 2,5%, superiore alla media italiana (+0,7%). Preoccupa l’andamento della spesa farmaceutica che con un aumento del 3,3% ritorna ai livelli del 2011. La Sardegna presenta la seconda più alta incidenza fra le regioni italiane (18,7%), mentre in Italia incide per il 15,6%.
Per quanto riguarda i servizi pubblici locali di rilevanza economica, si conferma il quadro d’insieme positivo delineato negli ultimi anni per il settore dei rifiuti solidi urbani. Esiste tuttavia una chiara dicotomia fra effica-cia in termini di prestazioni ambientali, sempre più prossime alle regioni del Centro-Nord (la Sardegna rag-giunge il 53% di raccolta differenziata), ed efficienza in termini di costi, poiché la Sardegna è più vicina alle (non buone) performance del Mezzogiorno. La spesa pro capite dei comuni sardi per la gestione dei rifiuti è circa 169 euro, superiore a quella dei comuni del Centro-Nord (109 euro) che hanno una produzione totale pro capite superiore ed una performance simile per la raccolta differenziata.

I fattori di crescita e sviluppo

L’analisi conferma il ben noto svantaggio della Sardegna in termini di dotazione di capitale umano. Nel 2014 appena il 17,4% delle persone tra i 30-34 anni ha conseguito un titolo di studio universitario (l’obiettivo euro-peo è fissato al 40%) e ogni 100 donne nella stessa fascia d’età almeno 22 sono laureate mentre tra gli uomini solo 12,7. Gli studi in materie tecnico-scientifiche (STEM – Science, Technology, Engineering and Mathematics) continuano a essere poco attrattivi tra i giovani studenti. Solo il 15,5% della popolazione attiva ha conseguito una laurea in queste materie, dato non lontanissimo dalla media italiana (19,3%) e inferiore alla media EU (38,9%). I dati più allarmanti riguardano il tasso di abbandono scolastico, tra i più elevanti in Italia, e la percentuale di giovani inattivi, in drastica crescita rispetto al 2010. Nel 2014, il 29,6% dei ragazzi e il 17% delle ragazze in età 18-24 anni ha abbandonato gli studi e oltre il 27% dei giovani tra i 15 e i 24 anni (30,6 per i ragazzi e 24,7% per le ragazze) non studia e non lavora (i c.d. “giovani scoraggiati” o NEET – Not in Education, Employment nor Training). Il dato sulla formazione permanente degli adulti è invece in crescita: con il 9,7% della popolazione in età 25-64 anni impegnata in attività di istruzione e/o formazione, la Sardegna è sopra la media Italiana (pari all’8%) ed è vicina alla media UE (10,7%) anche se l’obiettivo europeo è fissato al 15%.
I dati sull’innovazione indicano la necessità di adeguate politiche atte a rinforzare la competitività regionale. Nel 2013, la Sardegna è lontana dall’obiettivo europeo (3%) se si considera quante risorse dedica alla R&S: lo 0,76% del PIL. La debolezza degli investimenti in R&S è riconducibile soprattutto al settore privato, che copre il 5,6% della spesa totale. Per quanto concerne la quota di occupati nei settori high-tech, i dati sono sconfor-tanti e assegnano alla Sardegna la maglia nera a livello europeo: nel quinquennio 2010-2014 si registra un lie-vissimo aumento di questo indicatore che passa dal 1,5% al 1,6% e si evidenzia una forte disparità di genere a sfavore delle donne. Questo dato mette in evidenza la difficoltà del settore produttivo a collegare la propria attività con gli input provenienti dai centri di ricerca pubblica e dalle università. Inoltre i dati confermano una forte resistenza delle imprese sarde ad adottare nuovi modelli organizzativi e nuovi meccanismi di comunica-zione: solo il 48% delle imprese con almeno 10 addetti è dotato di un sito internet e solo il 10% di queste ef-fettua vendite on line.
Il turismo
Continua a crescere il numero di turisti in Sardegna, in linea con quanto accade a livello internazionale e na-zionale. Per il 2014, i dati definitivi Istat indicano che la Sardegna ha registrato circa 2 milioni e 391 mila arrivi (+10%) e 11 milioni e 363 mila presenze (+6,4%): l’isola fa quindi peggio delle regioni competitor Sicilia e Pu-glia, ma meglio di Calabria e Corsica.
I dati sulle presenze evidenziano una ripresa della componente nazionale (+4,8%) e di quella estera (+8,3%). La quota dei turisti stranieri nel 2014 è pari al 47% (29% nel 2005) e si avvicina alla media nazionale. Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito si riconfermano i principali paesi di provenienza dei turisti stranieri. Da segnalare la crescita sostenuta dei turisti russi, che nell’ultimo anno fanno registrare un +26,5% di presenze.
La stagionalità dei flussi turistici rappresenta ancora una criticità per la Sardegna. Circa il 53% delle presenze turistiche si concentra nei mesi di luglio e agosto, e questa percentuale raggiunge l’84% se si considera l’intera estate (da giugno a settembre). I flussi internazionali superano la componente nazionale nei mesi di aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre, aiutando a perseguire l’obiettivo di destagionalizzazione.
Nel 2014 aumentano le strutture ricettive (+6,5%) e i posti letto (+13,9%) grazie soprattutto agli alloggi in af-fitto, le case per ferie e i campeggi. Nel settore alberghiero, gli hotel 5 stelle e 5 stelle lusso registrano l’aumento maggiore. Il tasso di occupazione delle strutture è inferiore alla media italiana: 20,9% per le strut-ture alberghiere e 8,4% per quelle extralberghiere. I dati sono in linea con quelli delle regioni competitor ita-liane, ma ancora inferiori a quelli della Corsica. La forte stagionalità spiega il basso utilizzo delle strutture ri-spetto al potenziale: esse vengono utilizzate per il 52% nel mese di agosto e per l’1% nei mesi di gennaio e di dicembre.
Secondo i dati provvisori 2015 forniti dal Servizio della Statistica regionale, la domanda turistica continua a crescere per il terzo anno consecutivo: gli arrivi registrano un aumento del 9,2% e le presenze del 9,1%. Ri-prende la crescita della componente straniera delle presenze: +9,9%, contro il +8,4% della componente nazionale.

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Milano,premio a laureato dell’Università di Sassari

18 mag, 2016 0

Un laureato dell’Università di Sassari ha ricevuto nei giorni scorsi dal Comune di Milano il premio “Giovanni Marra”, in memoria dell’ex presidente dell’assemblea cittadina del capoluogo lombardo. E’ il 28enne di Sardara Ivan Fois, laureato in Scienze economiche e aziendali, Corso di Direzione aziendale e consulenza professionale, con una tesi discussa il 17 dicembre 2014 dal titolo “Social Venture Capital e Venture Philanthropy: un’alternativa imprenditoriale per il Terzo Settore” (relatrice la prof.ssa Ornella Moro).

Il premio era rivolto a tesi di laurea magistrale o di dottorato su soluzioni e metodologie innovative, con un contributo personale del candidato, riguardanti logiche e strumenti di responsabilità sociale nel settore pubblico, privato e nelle organizzazioni di privato sociale. Tra le motivazioni alla base del riconoscimento, oltre alla strutturazione “completa, esaustiva ed analitica”, il carattere “evolutivo” della tesi sviluppata nell’Università di Sassari, che “sottolinea il passaggio dalla filantropia tradizionale buonista alla filantropia attiva” che investe nel raccordo con il Terzo Settore “nel suo nuovo assetto di settore delle imprese sociali”.

Questa stessa tesi, il 13 luglio dell’anno scorso, all’interno del Padiglione Italia di EXPO 2015, era stata insignita del primo premio per lavori riguardanti lo studio della “Economia positiva rigenerativa per una crescita sostenibile”. Il riconoscimento, promosso dalla Fondazione Bracco, prevedeva per il primo classificato un contributo in denaro e un tirocinio in una nota multinazionale.

Anche la tesi di laurea triennale di Ivan Fois in Economia aziendale conseguita ugualmente nell’Ateneo sassarese, intitolata “Strategia di costo e vantaggio competitivo: il caso Cooperativa Assegnatari Associati Arborea (3A)” (relatore il prof. Ludovico Marinò), aveva ricevuto dalla Camera di Commercio di Oristano il primo premio come miglior tesi di laurea sull’economia oristanese. Ivan Fois vanta anche un tirocinio “Erasmus Plus” nella European Business Angels Network a Bruxelles.

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Zona Franca nell’area industriale di Oristano, la proposta

28 apr, 2016 0

“Proposta di istituzione della Zona Franca nell’Area Industriale di Oristano. Ricevamo e pubblichiamo la nota del Consorzio Industriale”.

“Alla luce della recente deliberazione con la quale la Giunta Regionale ha riavviato la procedura per l’attivazione delle Zone Franche nei porti dell’isola e si è impegnata a predisporre un disegno di legge per abrogare le norme contenute nella l.r. 20/2013, che attribuisce alla società “Sardegna Free Zone” i compiti di gestione delle Zone Franche, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Industriale ha stabilito di confermare la proposta già concordata nel 2013 insieme ai Comuni di Oristano e Santa Giusta, alla Provincia ed alla Capitaneria di Porto, di istituire una Zona Franca interclusa nell’area di colmata adiacente il porto di Oristano.

La proposta verrà presentata alla Regione dal Consorzio Industriale, che ha tra i suoi compiti statutari pure quello di gestire zone franche e depositi franchi, ed è finalizzata a creare condizioni più vantaggiose per le imprese che intendono insediarsi nell’area industriale. Inoltre, tenuto conto della imminente scadenza del termine del 1° maggio per la istituzione di nuove zone franche non intercluse, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ha pure approvato una seconda delibera che propone la perimetrazione della restante parte dell’Agglomerato Industriale, ricadente in territorio dei Comuni di Oristano e Santa Giusta, come zona franca non interclusa, stabilendo di inoltrare la proposta alla Regione nella eventualità di una proroga del predetto termine.”

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Sardegna, tracollo demografico. Si fanno meno figli

18 apr, 2016 0

Le donne sarde fanno meno figli. E’ un dato che fa scattare un campanello d’allerta quello reso noto durante il Congresso regionale delle Acli a Cagliari. Se nel 1952 ciascuna donna metteva al mondo almeno tre figli, nel 2015 al massimo si decide di averne uno.
E’ cresciuta inoltre, l’età media delle madri sarde al primo nato: 32 anni contro i 30 del 1995. In aumento anche il numero delle coppie senza figli. Questi numeri sulla natalità trascinano la Sardegna all’ultimo posto tra le regioni italiane.
Nel 2015, inoltre, in 304 comuni su 377 il saldo naturale della popolazione è stato negativo. Un fenomeno che ha colpito maggiormente i centri che già devono fare i conti con lo spopolamento. Anche le principali città, però, non vengono escluse dal tracollo demografico: Cagliari ha segnato, durante lo scorso anno, un saldo negativo tra natalità e mortalità, -891.
Il leggero incremento della popolazione complessiva è dato dalla presenza degli immigrati, che sono più di 1300.

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“Terra ai Giovani”, fare economia tornando alla terra

13 apr, 2016 0

“Terra ai Giovani” si rivolge ai giovani agricoltori under 40 che hanno voglia di fare agricoltura. Il progetto, elaborato dall’assessorato dell’Agricoltura in collaborazione con la presidenza della Giunta regionale e l’assessorato degli Enti locali, ha come obbiettivo quello di favorire il ricambio generazionale e la crescita del comparto agricolo. Ecco in video le interviste al Presidente della Regione Francesco Pigliaru, all’assessore dell’Agricoltura Elisabetta Falchi e all’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu. Di seguito comunicato stampa della Regione del 12 aprile.

“Terra ai giovani è un progetto elaborato dall’assessorato dell’Agricoltura, in collaborazione con la presidenza della Giunta regionale e l’assessorato degli Enti locali, per favorire il ricambio generazionale e la crescita del comparto agricolo. 695 ettari di terre incolte di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna saranno messe a bando in 11 lotti e concesse in affitto agevolato per 10 anni, eventualmente rinnovabili per un altro decennio. Otto i territori interessati dalla delibera approvata oggi in seduta di Giunta: Sassari, Alghero, Serramanna, Villasor, Vallermosa, Ussana, Donori e San Vito.
I bandi si rivolgono ai giovani d’età non superiore ai 40 anni (non compiuti) e prevedono una serie di premialità legate alla presentazione di un piano aziendale con chiari obiettivi di valorizzazione economica e delle qualità agroalimentari da raggiungere anche attraverso l’uso di tecnologie innovative nelle fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione. Stessa attenzione sarà data ai progetti di tutela ambientale, alla formazione dei candidati, compreso l’aver seguito corsi di studio specifici in agricoltura, alle capacità tecniche e alle esperienze lavorative maturate sul campo. In fase di selezione si terrà conto inoltre dell’adesione a Organizzazioni dei Produttori, Consorzi di Tutela, all’essere cooperativa sociale, imprenditore agricolo professionale, coltivatore diretto, cooperativa agricola di produzione o di trasformazione/ commercializzazione.

I 695 ettari sono solo una prima fase del progetto Terra ai giovani, che nei prossimi mesi interesserà altre centinaia di ettari in tutta l’Isola. Gli uffici regionali, in collaborazione con le Agenzie agricole Laore e Agris, sono infatti già al lavoro per recuperare proprietà dismesse o poco utilizzate da rimettere in produzione e sul mercato.

Le tipologie dei siti individuati permetteranno l’avvio di attività imprenditoriali che varieranno da territorio a territorio. I lotti di Vallermosa, San Vito e Donori-Ussana sono per esempio più indicati per la zootecnia (ovicaprino e bovino), mentre i terreni di Villasor, Serramanna o del nord ovest dell’Isola possono dare il meglio sul versante dell’ortofrutticolo, del cerealicolo e delle coltura a ciclo breve.
Nuovo lavoro dalle terre incolte regionali. “Siamo profondamente convinti che l’agricoltura, con la filiera agroalimentare, sia un settore fondamentale per l’economia della Sardegna, quello che più di qualunque altro può diffondersi nel territorio creando in breve tempo sviluppo, lavoro e produzione di qualità”, ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru. “Sarebbe quindi assurdo che la Regione, per prima, non desse il segnale sbloccando migliaia di ettari oggi improduttivi che sono di sua proprietà. Abbiamo già aperto la strada annunciando la volontà di rimettere in produzione gli oltre 1200 ettari di Surigheddu e Mamuntanas. Oggi destiniamo 700 ettari a giovani che vogliano dedicare le loro energie e competenze all’agricoltura. Significa occupazione e reddito in un ambito che per noi ha un potenziale in gran parte inesplorato e in cui abbiamo un evidente vantaggio competitivo.”

Impegno raggiunto. “Lo avevamo messo in programma e lo abbiamo fatto”. Così l’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, nel commentare l’approvazione della progetto Terra ai giovani. “C’è voluto un anno di intenso lavoro tra assessorati e Agenzie agricole, ma la delibera di oggi dimostra che è obiettivo di questa Giunta valorizzare il patrimonio agricolo regionale favorendo l’avvio di attività di impresa che puntino sul ricambio generazionale, sull’aggregazione e sui percorsi di filiera. Parole d’ordine irrinunciabili se vogliamo stare al passo con i nostri competitor nazionali ed esteri, soprattutto adesso che tutti i dati parlano di un ritorno alle attività agricole molto sentito fra i giovani. È perciò importante che anche la Regione faccia la sua parte mettendo a disposizione di progetti validi e innovativi le terre incolte in suo possesso”.

Patrimonio pubblico da valorizzare. “È un’iniziativa importante, che mira a valorizzare il patrimonio della Regione, in questo caso con riferimento a terreni coltivabili che possono generare un valore sociale ed economico attraverso il coinvolgimento di giovani agricoltori qualificati – spiega l’assessore degli Enti locali, finanze e patrimonio Cristiano Erriu -. Il patrimonio pubblico è una risorsa da valorizzare nell’interesse di tutta la comunità sarda, anche ai fini produttivi oltre che occupazionali, superando la logica del l’immobilismo. Lo stesso ragionamento è applicabile al settore dell’artigianato, con il recupero degli ex centri Isola, e per i beni dismessi delle ferrovie”.”

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Costruzioni, il 2016 è l’anno della ripresa?

6 apr, 2016 0

Dall’Ance Sardegna arriva l’VII rapporto sul settore costruzioni. E’ prevista per oggi un conferenza stampa in cui verrà presentato il documento.

“Il 2016 potrebbe rappresentare l’anno della ripresa nel settore delle costruzioni anche in Sardegna: il superamento del patto di stabilità interno e il passaggio al pareggio di bilancio, oltre a liberare i pagamenti pregressi alle imprese, permetterà agli enti locali di rilanciare gli investimenti. I primi effetti del nuovo Piano Casa approvato con legge regionale ad aprile scorso, il credito in edilizia e le opportunità per lo sviluppo dell’isola offerte dai fondi strutturali.

Sono le tematiche contenute nel VIII rapporto Ance sul settore delle costruzioni che sarà presentato a Cagliari nel corso di una conferenza stampa in programma oggi, mercoledì 6 aprile, alle ore 10 nella sede dell’associazione dei costruttori Ance in via Fleming 2A.
Saranno presenti: il presidente regionale, Pierpaolo Tilocca, la vice presidente, Simona Pellegrini, e Flavio Monosilio, responsabile dell’area Affari Economici e del Centro Studi dell’Ance nazionale.

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P.A., ritardi nei pagamenti. I dati sulla Sardegna

14 mar, 2016 0

Le pubbliche amministrazioni sono tenute, in base alla legge sulla trasparenza, a pubblicare i dati sui pagamenti effettuati.
Da uno studio condotto da Il Sole 24 Ore emerge che molti Comuni, anche in Sardegna, superano i 30 giorni previsti dalla legge per liquidare quanto dovuto alle imprese.

Il Sole 24 Ore pubblica oggi i dati sul ritardo dei pagamenti delle fatture da parte della pubblica amministrazione.
Una classifica che nasce da elaborazioni basate “sull’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti- si legge sul giornale economico- che ogni comune deve calcoalare in modo uniforme e pubblicare sul proprio sito entro il 31 gennaio di ogni anno.” Tutto questo è previsto dalla legge sulla trasparenza. Nonostante ciò, 12 comuni in tutta Italia non hanno pubblicato i dati, tra questi c’è anche Tortolì.
La prima città sarda che compare nella classifica nazionale si posiziona al 22 posto con Nuoro. Se nel 2014 l’amministrazione pagava con quasi 39 giorni di ritardo, nel 2015 si è passati a 51.
Un miglioramento invece per Oristano che da 87 giorni impegati per elargire quanto dovuto alle imprese, è scesa a 43.
Quasi stabile Cagliari che ha subito una variazione positiva di circa 1 giorno e ora paga dopo 32 giorni in media.
“La situazione è migliorata rispetto al 2014” scrive Il Sole 24 ore. I motivi che portano le amministrazioni comunali a pagare in ritardo i fornitori ci sono diversi: tra questi, gli altrettanti ritardi con cui i fondi vengono trasferiti ai comuni e i limiti imposti dal patto di stabilità.
Tra le città virtuose, c’è Carbonia che emette i corrispettivi dopo 12 giorni, Iglesias, dopo 1 settimana, Olbia e Sassari, dopo circa 4 giorni.

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