21 October, 2017
Puoi utilizzare WP per costruire dei menù

Agricoltura, etichetta trasparente contro concorrenza

18 ago, 2016 0

La produzione agricola locale si trova costantemente in lotta con la grande quantità di prodotti che arrivano dall’estero, la norma Europea ancora non entra nel merito dell’origine della materia prima e le imprese sarde faticano a mantenere il prezzo dei propri prodotti compatibile con il mercato. La soluzione? L’etichetta trasparente.

Quante volte abbiamo sentito parlare di equilibrio di mercato e parallelamente abbiamo assistito alle lotte del comparto agro pastorale. Manifestazioni, tavoli ministeriali, accordi tra piccola e grande distribuzione, associazioni di categoria e sindacati uniti per ottenere un livello dei prezzi congruo e utile a mantenere in piedi le imprese del settore. Lotte che non trovano tregua, sopratutto quando il nemico arriva da lontano.

Oggi la denuncia torna come un processo stagionale, la Coldiretti riapre la ferita delle importazioni, quelle che non si riescono a controllare e che saltano gli accordi di rete nazionale. Quelli che portano in Italia e in Sardegna prodotti ad un prezzo così basso da far crollare la produzione locale.

Mentre negli scaffali dei supermercati, secondo fonti istat, il prezzo dei prodotti alimentari cresce dello 0,6%, le aziende agricole vivono in pieno la deflazione. Il fenomeno è chiaro, un calo continuato dei prezzi fa la felicità del consumatore ma le imprese guadagnano meno ed hanno meno liquidità. Meno capitali provenienti dall’attività commerciale, riducono la produzione e bloccano le nuove assunzioni. Un gatto che si morde la coda o comunque lo si voglia descrivere, un circolo vizioso che in poco tempo può portare al collasso la nostra economia.

La proposta delle associazioni di categoria è principalmente legata alla tutela del marchio made in italy e l’introduzione dell’origine nell’etichetta. Unico sistema da parte del consumatore per poter conoscere la provenienza delle materie prime che compongono il prodotto finale, oggi si conosce, nella gran parte dei casi, soltanto il luogo del confezionamento e il tipo di alimento. La norma e i regolamenti europei stanno andando in quella direzione ma vanno migliorati, le associazioni di categoria si sono insediate a Bruxelles per monitorare le integrazioni necessarie a tutelare consumatori e produttori locali. Il paradosso che spesso viene evidenziato è come il garante Europeo abbia lavorato per costruire regole ferree sulle dimensioni standard di verdure e frutta secca senza tenere conto della loro origine e dove, come e da chi sono state coltivate.

Leggi

Coldiretti: nasce la pizza Io sono sarda

30 lug, 2016 0

Presentato ieri mattina l’accordo Coldiretti – Confcommercio – Confesercenti per la promozione e la vendita nelle pizzerie e nei ristoranti sardi della pizza e la pasta sarda al 100 per cento.

Il comparto cerealicolo sardo è in forte crisi a causa del ribasso dei prezzi alla produzione. Rispetto allo scorso anno il grano agli agricoltori viene pagato il 30 per cento in meno: il prezzo quest’anno è sceso a 20 euro a quintale rispetto ai 30 dello scorso anno.
Prezzo che non paga i costi di produzione e che sta portando molti cerealicoltori alla estrema decisione di abbandonare il campo in tutti i sensi.
Per molti è stata un’annata disastrosa e hanno addirittura dovuto rinunciato alla raccolta, anche perché oltre al crollo del prezzo si è sommata una produzione sotto le aspettative a causa della siccità: in media si è prodotto il 40 per cento del grano in meno, con punte del 60 per cento.
La crisi è reale ed è fotografata dai numeri. Negli ultimi 12 anni la superficie destinata alla coltivazione del grano è scesa del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari. Si è passati dai 96710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015 (fonte Laore).
Ma non potrebbe essere altrimenti visto che il prezzo è fermo da quarant’anni. Nel 1976 un contadino per un quintale di grano riceveva più di quanto non riceva oggi: 48 mila lire rispetto ai 20 euro di quest’anno. A fermarsi è stato solo il prezzo del grano mentre tutti gli altri costi di produzione sono cresciuti a dismisura. Un esempio su tutti: il concime nel ’76 costava 5mila lire, oggi 48 euro.
Una crisi che tocca tutta la Sardegna ma più da vicino il mondo agricolo del sud Sardegna dove si coltiva quasi i due terzi della superficie destinata al grano. 14.102 tra la provincia di Cagliari, Medio Campidano e Sulcis: 12.545 ettari Cagliari; 9.985 Medio Campidano; 1.949 Sulcis. Segue Sassari con 6.420 ettari, Oristano con 5.465; Nuoro con 1.450; Ogliastra con 618 e infine la Gallura con 149.
Il peggior nemico delle produzioni locali arriva dalla concorrenza sleale delle importazioni, che sono di grano ma sempre di più anche di semilavorati (la pasta congelata pronta a lievitare). Nel primo semestre del 2016 le importazioni, in Italia, sono aumentate del 14 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Importiamo grano del quale conosciamo poco della provenienza e dei metodi di produzione (arriva principalmente dal Canada, Stati Uniti ed est Europa). Spesso si tratta di grano vecchio di oltre quattro anni sul quale non vengono effettuate delle analisi.
Nei giorni scorsi la Guardia Forestale di Bari ha rilevato nel grano proveniente da Regno unito, Canada e Panama, la presenza di aflatossine, tra le sostanze più cancerogene esistenti.
Un recente sequestro della guardia di finanza ha rilevato che il grano viaggiava in camion contaminati da rifiuti tossici.
Molto del grano importato è stato trattato con il glifosato. Si tratta del diserbante più usato (soprattutto negli Stati Unit e in Canada). E’ un dissecante che viene irrorato nei campi poche settimane prima del raccolto, soprattutto nelle zone umide, per accelerare la mietitura.
Inoltre la lunga conservazione e i lunghi viaggi alterano il grano.
In Italia si importano 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano. Un quarto dall’est Europa. Ed è da questa parte di Europa (4milioni di kg dalla Romania) che arrivano soprattutto i semilavorati congelati. Questi sono a lunga scadenza (due anni) e consentono un ingente risparmio di denari (il 60 per cento) grazie al basso costo della manodopera. Un panino su quattro venduto nella grande distribuzione è prodotto con i semilavorati surgelati, spesso vecchi due anni.
Prodotti dei quali non abbiamo garanzie sul rispetto delle più elementari norme igienico sanitarie.
Questo fa si che il nostro grano, garantito e certificato, di stagione e privo di glifosato (siamo il Paese in cui i limiti alle sostanze contaminanti sono più alti che nella maggior parte del mondo), venga prodotto sempre di meno perché sta diventando fuori mercato, per via dei costi di produzione che garantiscono il consumatore e l’ambente.
Da una recente analisi della Coldiretti risulta che trenta anni fa, nel 1985, in Italia il grano veniva pagato 23 centesimi a quintale, il pane 52 centesimi al kg.
Oggi il primo costa meno, 18, mentre il prezzo del pane e quintuplicato.
Nel passaggio dal campo alla pasta il prezzo aumenta di circa il 500%, mentre dal grano al pane addirittura del 1400%.
LE PROPOSTE. Serve una inversione di tendenza e innanzitutto garantire produttori e consumatori con una etichettatura obbligatoria della pasta, del pane e dei prodotti da forno (indicazione in etichetta dell’origine del grano utilizzato per pasta e derivati della data di produzione e divieto di utilizzare di quello extra comunitario oltre i 18 mesi dalla raccolta); blocco delle importazioni a dazio zero e controlli sul 100 per cento del grano importato.
E’ necessario che il pubblico promuova le produzioni locali. A cominciare dalle mense dove il consumo di pasta e pane non è trascurabile: in Italia il consumo medio di pane annuo è di 66 kg (spesa media 177,54 euro), mentre di pasta è di 26 kg. Oggi più di un pacco di pasta su tre è prodotto con grano straniero, mentre nel pane la percentuale supera il 50 per cento. Ogni anno in Sardegna si somministrano tra i 10-12 milioni di pasti nelle mense, il che significa un consumo medio di circa 66mila quintali di pasta.
Mentre sfiora lo zero la percentuale della pasta prodotta in Sardegna con il grano degli agricoltori locali presente nelle mense. Dopo un approvvigionamento negli anni scorsi in questo momento sembra ci sia un blocco verso il mercato interno. Come mai??
Per questo è quanto mai necessario un interventi politico per incentivare iniziative che avrebbero delle ricadute positive sia sui produttori (economiche) sia sulla salute dei cittadini che avrebbero la certezza di mangiare dei prodotti sani e di qualità. Oltre che sull’ambente con un risparmio importante di CO2.
IL PROGETTO. La Coldiretti in collaborazione con Confcommercio e Confesercenti, per promuovere le produzioni locali in un mercato privo di trasparenza sull’origine dei prodotti, sottoscrivono un accordo per promuovere nelle pizzerie e nei ristoranti la pizza e la pasta sarda 100%, prodotte esclusivamente con i prodotti locali: la passata di pomodoro Io sono sardo, la semola e la pasta della CO.CE.SA e la mozzarella della 3A di Arborea (quest’ultimi si sono detti interessati e devono confermare la partecipazione al progetto). Questa mattina è stato presentato il logo della pizza Io sono sarda, dal campo al forno, che troveremo nelle pizzerie che aderiranno al progetto.

Leggi

Coldiretti: 1877 gli incendi in Sardegna nel 2016

24 lug, 2016 0

Coldiretti: Sono già 1877 gli incendi in Sardegna nel 2016.

La Sardegna è in balia di un rogo che sta devastando migliaia di ettari territorio, con gravissimi danni contingenti e purtroppo anche futuri. Ogni giorno i bilanci sono dei bollettini da guerra causati da mani maledette che stanno compromettendo il patrimonio naturale isolano.

Ogni ettaro di macchia mediterranea, secondo il dossier presentato nei giorni scorsi dalla Coldiretti, è popolato in media da 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili, ma anche da una grande varietà di vegetali che a seguito degli incendi è andata persa. Nelle foreste andate a fuoco sono impedite per anni anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come la raccolta dei funghi che coinvolge decine di migliaia di appassionati.

Un danno incalcolabile che si perpetra nel più grande polmone verde della Penisola, con oltre il 50 per cento della superficie ricoperta dal bosco.

Il paesaggio lunare che lascia il fuoco non è solo un pessimo biglietto da visita per la vista ma è fortemente invalidante per l’economia, e quindi la cultura e la socialità.

“Non è questo il momento dei bilanci e delle polemiche – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – ma quello dell’unità contro una delle piaghe più brutte e nefaste della Sardegna. Per i nostri agricoltori e allevatori sono dei momenti difficilissimi che si sommano alla già difficile annata, fatta di siccità e ribassi del prezzo, oltre che da ritardi ingiustificabili nei pagamenti dei premi comunitari. Troppi pesi per una categoria, che seppur orgogliosa e abituata obtorto collo alla sofferenza e a stringere la cinghia, si ritrova davanti ad una delle prove più dure che potrebbe essere deleteria per diverse aziende”.

In Sardegna dal mese di gennaio a ieri sono divampati 1877 incendi. A luglio, complice il caldo, c’è stata un’esplosione con 492 incendi segnalati dalla protezione civile in 22 giorni, con una media di 22 roghi al giorno, contro la media dei quasi 8 nel primo semestre. Ieri si è toccato il record stagionale con 39 incendi.

“Le aziende agricole stanno subendo danni incalcolabili – racconta Luca Saba direttore di Coldiretti Sardegna -. In diverse si ritrovano senza pascolo, con il raccolto e le proviste andate in fumo, alcuni senza animali o comunque con parte di essi danneggiati dal fumo e senza recinzioni. In alcuni casi sono finiti all’ospedale gli stessi imprenditori perché intossicati. Occorre – secondo il direttore – mettere in campo tutti gli strumenti per andare in soccorso ai pastori, allevatori e agricoltori danneggiati. Lo sblocco immediato dei premi comunitari, seppure in forte ritardo, rappresenterebbe una boccata d’ossigeno, soprattutto in questo momento. Ma si dovrebbe pensare e studiare anche altri interventi per le recinzioni e le altre perdite. Le aziende non vanno lasciate sole perché gestiscono un patrimonio collettivo in cui non si può continuare a socializzare i profitti, in questo caso ambientali, culturali, sociali e identitari e privatizzare le perdite”.

Oltre al danno invece, si prospetta pure la beffa della legge 353 del 2000 (articolo 10), che prevede il divieto di pascolamento dei terreni bruciati per i 10 anni successivi al rogo.

“In questo modo – secondo Coldiretti Sardegna – si punisce a prescindere chi invece il territorio lo custodisce e lo tutela quotidianamente. Oltre al cambiamento di questa norma discriminatoria, bisogna lavorare per fare squadra e sistema ponendo le condizioni per contrastare, per esempio, l’allontanamento dalla campagna e soprattutto dai territori marginali, dove la chiusura di un ovile corrisponde all’abbandono totale di quella fetta di terra. Bisogna valorizzare le funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Si deve riconoscere, in poche parole, il ruolo culturale, sociale ed economico di chi vive e lavora a difesa del paesaggio e dell’ambiente, nell’interesse dell’intera collettività”.

Leggi

Coldiretti: Blitz dei cerealicoltori sardi a Roma

20 lug, 2016 0

Coldiretti: blitz dei cerealicoltori sardi a Roma per manifestare contro il ribasso del prezzo del grano.

“Siamo qui perché è uno scandalo che il prezzo del grano sia sceso di colpo in meno di un anno del trenta per cento. Vogliamo l’etichettatura trasparente perché dobbiamo conoscere quale grano si utilizza per fare la pasta sarda e italiana”.

Lo dicono da Roma il presidente e il direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e Luca Saba sbarcati nella Capitale insieme ad un centinaio di cerealicoltori sardi per rivendicare un giusto prezzo del grano, insieme ai colleghi provenienti da tutta la Penisola.

Dalle 9, migliaia di agricoltori si sono dati appuntamento davanti al ministero per le Politiche agricole, dove è stato convocato dal Ministro Maurizio Martina il tavolo nazionale della filiera, dai campi all’industria fino alla distribuzione commerciale.

Dal dossier presentato da Coldiretti risulta che complessivamente le importazioni di grano duro e tenero in Italia sono aumentate del 14% nel primo trimestre del 2016 rispetto all’anno precedente.

Ma la dipendenza dall’estero determinata dall’insufficiente remunerazione della produzione nazionale potrebbe ulteriormente aggravarsi.

“Con questi prezzi gli agricoltori si rifiutano di seminare – sostiene Battista Cualbu – perché non si riesce a pagare neppure il costo di produzione”.

“Il giorno prima delle mietitura il prezzo del grano è crollato di oltre il 30 per cento – precisa il cerealicoltore di Sanluri Paolo Floris -, passando da 30 a 20 euro al quitale. Non possiamo e non vogliamo stare zitti, ma intendiamo ribellarci a questo sistema in cui si penalizzano le produzioni di qualità a favore di un prodotto importato non certificato”.

Dal dossier si evince che il grano straniero è alla base di più di un pacco di pasta su tre, e più della metà del pane in vendita in Italia.

“Purtroppo questo i consumatori non lo possono sapere – sottolinea Luca Saba – perché non è ancora obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Per questo fra meno di dieci giorni – annuncia il direttore – saremo in piazza anche in Sardegna per sottoscrivere un accordo per la pasta e la pizza tutta sarda”.

“Dobbiamo invertire questa rotta – secondo Battista Cualbu -. Abbiamo del pane apprezzato in tutto il mondo che oggi viene prodotto per la maggior parte con grano straniero. Per questo stiamo lavorando per creare sinergie e procedere uniti in difesa delle nostre produzioni e del nostro patrimonio agroalimentare”.

Leggi

Coldiretti: 189 bandiere del gusto alla Sardegna

19 lug, 2016 0

Coldiretti: assegnate 4965 bandiere del gusto, 189 sono sarde. La Sardegna si classifica al 12° posto.

Salgono al numero record di 4965 le “bandiere del gusto” a tavola assegnate all’Italia nel 2016 sulla base delle specialità alimentari tradizionali presenti sul territorio nazionale. E’ quanto è emerso all’Assemblea della Coldiretti con la presentazione dell’analisi sulle “Vacanze Made in Italy” durante l’estate 2016. Sono 79 i prodotti che – sottolinea la Coldiretti – si sono aggiunti rispetto allo scorso anno (6 per la Sardegna) e che sono andati ad incrementare sul territorio nazionale il patrimonio di specialità che sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, secondo la sedicesima revisione del censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni. “E’ questo il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che l’Italia può oggi offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri”.

La Sardegna si piazza al dodicesimo posto, con 189 bandiere del gusto. A rappresentarla 6 bevande analcoliche, distillati e liquori; 15 carni fresche; 17 formaggi; 1 grassi (burro, margarina, oli); 44 prodotti vegetali; 72 paste fresche e prodotti di panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria; 19 prodotti di origine animale; 14 pesi; 1 condimenti.

“Sono i nostri prodotti speciali, prodotti che con il loro gusto narrano le tradizione, i profumi e i saperi della nostra terra – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, presente a Roma all’assemblea nazionale della più grande organizzazione agricola -. Nell’esposizione allestita nella sede della nostra Confederazione – dice Cualbu – siamo ben rappresentati da due formaggi, bonassai (pecorino a pasta molle), e s’axridda, (pecorino o caprino a latte crudo, prodotto ad Escalaplano che durante la stagionatura viene protetto con uno strato di argilla) oltre al maialetto (il termizzato, l’unico autorizzato a varcare i confini sardi) e la pompia (tra gli agrumi più rari di tutto il mondo prodotto soprattutto a Siniscola)”.

Sul podio a livello regionale salgono – precisa la Coldiretti – la Campania (486) che quest’anno, con l’inserimento di 29 nuovi prodotti, ha conquistato la leadership scavalcando la Toscana (460), mentre il Lazio (396) consolida il terzo posto. A seguire si posizionano l’Emilia-Romagna (387) e il Veneto (378), davanti al Piemonte con 336 specialità e alla Liguria che può contare su 294 prodotti. A ruota tutte le altre Regioni: la Calabria con 269 prodotti tipici censiti, la Puglia con 251, la Lombardia con 247, la Sicilia con 242, la Sardegna con 189, il Friuli-Venezia Giulia con 163, il Molise con 159, le Marche con 151, l’Abruzzo con 148, la Basilicata con 113, la provincia autonoma di Trento con 105, l’Alto Adige con 90, l’Umbria con 69 e la Val d’Aosta con 32.

A prevalere tra le specialità regionali sono – riferisce la Coldiretti – i 1511 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1394 verdure fresche e lavorate, 786 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 493 formaggi, 231 piatti composti o prodotti della gastronomia, 145 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 160 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.) e 157 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei.

Nell’elenco 2016 – segnala la Coldiretti – troviamo numerose new entry tra cui, in Abruzzo U Sprusciat di Pizzoferrato, una soppressata sotto strutto ottenuta con le parti più pregiate del maiale, in Basilicata il Gilò di Maratea, un ortaggio della famiglia delle melanzana arrivato dal Brasile con il ritorno di emigranti del posto, con il quale si preparano ottimi sott’olio o i Cannarricoli di Viggianello, semplici dolcini fritti tipici delle feste, in Campania la Malaca, una bevanda alcolica ottenuta partendo da uve locali a bacca bianca raccolte a maturità molto avanzata o il Caciocchiato, un formaggio ottenuto da vacche pascolanti allo stato brado dalla forma di un’anguria americana, caratterizzato all’interno da un’occhiatura media e piuttosto diffusa, in Emilia Romagna le Offelle di marmellata, focaccette di pasta dolce romagnole con un ripieno di composta di mele che prendono spunto da una ricetta dell’Artusi, in Friuli-Venezia Giulia il Fagiolo antico di San Quirino, le Fave di Sauris o la Pera Pêr Martin, verde con qualche screziatura rossa, ottima per la distillazione, nel Lazio la Ciambella all’olio, la pizza ‘Bbotata’ (avvolta) e la Pizza varata, tutte di Sant’Angelo Romano, in Puglia i Cardoncelli, prelibati funghi che crescono spontanei nell’Alta Murgia, in Sardegna la Panada Assaminesa, una pasta ripiena di carne di agnello, patate e pomodori secchi, in Toscana l’Aglione della Val di Chiana, un aglio gigante (può raggiungere gli 800 grammi) dal caratteristico aroma, privo di allina e dei suoi derivati, dal profumo piccante ma molto più delicato di quello dell’aglio tradizionale, e in Veneto la Pinza alla munara, prodotto rustico di panificazione a base di farina e olio d’oliva.

LE BANDIERE DEL GUSTO ASSEGNATE NEL 2016

Regione

Specialità

Campania

486

Toscana

460

Lazio

396

Emilia-Romagna

387

Veneto

378

Piemonte

336

Liguria

294

Calabria

269

Puglia

251

Lombardia

247

Sicilia

242

Sardegna

189

Friuli-Venezia Giulia

163

Molise

159

Marche

151

Abruzzo

148

Basilicata

113

Trentino

105

Alto Adige

90

Umbria

69

Val d’Aosta

32

Totale

4965

Leggi

Coldiretti: annata disastrosa per le colture cerealicole

7 lug, 2016 0

Coldiretti Cagliari: necessario il riconoscimento da parte della Regione dello stato di calamità naturale per le colture cerealicole foraggere per la stagione agraria 2016.

Coldiretti Cagliari. “Annata disastrosa per le colture cerealicole: subito il riconoscimento dello stato di calamità naturale”
La stagione agraria di quest’anno è stata pessima dal punto di vista meteorologico per le campagne.
Prima l’autunno e l’inverno e poi la primavera si sono contraddistinte per le poche precipitazioni che hanno compromesso le produzioni cerealicole-foraggere in articolare nel basso Campidano e Parteolla.
Due dati bastano per certificare l’annata. Dicembre e gennaio sono passati alla storia come i più bollenti e meno piovosi da 215 anni: si sono registrate il 91% delle precipitazioni in meno rispetto alla media ed un gennaio in cui sono caduti gli stessi millimetri di pioggia di agosto.
“Le aziende cerealicole sono in forte difficoltà – spiega il presidente di Coldiretti Cagliari Efisio Perra – perchè le produzioni, sia di grano che di foraggio, sono state inferiori del 50 per cento rispetto alle aspettative, ed in molti casi non sono riusciti a ripagare neppure le spese di mietitura”.
Secondo Coldiretti Cagliari ci sono le condizioni per il riconoscimento dello stato di calamità naturale per le colture cerealicole foraggere. Per questo hanno inviato una lettera ai sindaci dei Comuni più colpiti dalla siccità nel basso Campidano e Parteolla, anche se con l’ausilio degli uffici e dei soci si stanno raccogliendo i dati anche in altri territori.
“Stiamo coinvolgendo le amministrazioni comunali, che sappiamo essere sempre in prima linea e sensibili alle problematiche dei loro concittadini – evidenzia il direttore di Coldiretti Cagliari Vito Tizzano – affinchè si avviino le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale”.

Leggi

Coldiretti: “subito indennizzi da incendi alle imprese”

4 lug, 2016 0

Sul lastrico tante aziende sarde a causa degli incendi: Coldiretti: “dalla regione subito gli indennizzi”.

Con l’arrivo dell’estate e il seccarsi dell’erba si ripresenta inesorabile la piaga degli incendi. Una calamità per tutta l’isola con gravi danni ambientali in primis, con ettari di boschi che vanno in fumo mettendo a rischio uno dei più consistenti polmoni verdi d’Italia, visto che la Sardegna è la seconda regione più boscosa (con il 52 per cento della superficie), ma anche economici, sociali e culturali.

Le prime vittime degli incendi sono coloro che vivono e lavorano la terra, che ormai hanno dovuto destinare una voce del proprio bilancio ai consistenti danni arrecati alle aziende.

Ogni estate mesi di lavoro vanno in fumo in poche ore. Raccolti pronti per la mietitura, fienili, case rurali e animali. Spesso a rischiare la vita sono gli stessi agricoltori e pastori.

“Le fiamme di questi giorni – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – hanno distrutto centinaia di ettari di pascolo e le scorte di foraggio di una intera stagione, mettendo sul lastrico, oltre che gli agricoltori, diversi pastori e allevatori costretti a spese straordinarie per comprare foraggio e mangime per i propri animali. E’ fondamentale un immediato intervento della regione per il riconoscimento e il ristoro dei danni che possano almeno in parte attenuare le perdite”.

“Siamo la prima regione del Mediterraneo in cui si pratica l’allevamento al pascolo ed è assodato che chi lavora la terra sia il custode del territorio – aggiunge il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. A maggior ragione in un progetto di lotta agli incendi non si può prescindere dagli imprenditori agricoli, soprattutto nel ruolo di prevenzione ma anche di tutela. Ruoli secondo noi fondamentali e dai quali occorre partire per porre freno ai disastri ambientali ai quali dobbiamo soccombere tutti gli anni. La cultura del sospetto non porta mai buoni frutti. Meglio quella delle sinergie, della responsabilizzazione e della fiducia. In questo contesto le aziende agricole potrebbero occuparsi, oltre del quotidiano presidio del territorio, anche della sua sistemazione e manutenzione, della salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, della cura e mantenimento dell’assetto idrogeologico e erogare prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio”.

Leggi

Coldiretti: in Sardegna importazione di pecorino rumeno

11 giu, 2016 0

Denuncia del presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu sulla scandalosa importazione in Sardegna del pecorino rumeno.

Mentre ai pastori si paga il latte 30 centesimi in meno rispetto all’anno scorso perché si dice “c’è sovraproduzione” e li si accusa di averne prodotto troppo causando la congestione del mercato, minacciandoli addirittura di chiudere i caseifici, nell’isola si sta portando del pecorino taroccato, non identificato.

E’ quanto ha scoperto la polizia stradale di Pistoia che nei giorni scorsi ha bloccato durante un controllo sulla A11, 4mila forme di pecorino, per un valore superiore ai 300mila euro. Formaggio, è poi emerso, destinato al mercato della Sardegna.

“E’ davvero sconcertante e avvilente – denuncia il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – che da una parte si abbassi il prezzo del latte ai pastori per una presunta, mai giustificata con i numeri, sovraproduzione e dall’altra ci sia spazio per formaggio senza etichetta, mal conservato, proveniente dalla Romania che sarebbe stato sicuramente poi venduto come sardo. Il sequestro dei giorni scorsi è davvero una notizia gravissima perché svela un traffico poco chiaro all’interno di un mercato opaco come quello sardo, dove nel 2016, non riusciamo ancora a sapere quanto latte viene lavorato nelle strutture di trasformazione e quanto formaggio viene prodotto. E’ una perdita di credibilità assurda verso i consumatori. Per i pastori, ma anche per l’intera comunità sarda è una beffa; si sottraggono dalle tasche dei pastori, che producono latte certificato eccellente, oltre 30milioni di euro (il corrispettivo di una misura comunitaria) e dall’altra nella confusione totale si immette nel nostro mercato e dunque nelle case dei nostri concittadini in modo occulto un prodotto che chiamano formaggio ma del quale non si conosce nulla, perché senza etichetta e inoltre trasportato e sicuramente prodotto in condizioni igienico sanitarie pessime”.

“Stanno succedendo troppe cose strane che meritano maggiore attenzione da parte di tutti – continua sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. Chiediamo la massima allerta da parte delle forze dell’ordine, anche se è solo grazie a loro che riusciamo a conoscere questi traffici illeciti. Ma occorre andare più a fondo. Per fermare questi traffici illeciti dobbiamo essere innanzitutto trasparenti tra noi stessi. Il mondo della trasformazione non può più permettersi, anche alla luce di questi fatti, di non agire nella massima trasparenza. Non esistono dati sensibili, come li chiamano loro, che continuano a oscurare i dati sulle produzioni del formaggio. In questo modo favoriscono la malavita, chi attenta alla salute dei consumatori e chi sta cercando di fare concorrenza ai pastori ma soprattutto a loro (trasformatori) in modo sleale”.

“E’ necessaria una presa di posizione comune – è la richiesta che lancia Battista Cualbu -. Nelle prossime ore ci attendiamo (e ci meravigliamo che non l’abbiano ancora fatto) una presa di posizione forte da parte di tutto il mondo della trasformazione, privata e cooperativistica. E a stretto giro anche la pubblicazione di tutti i dati su quanto latte viene trasformato, su quanto formaggio viene prodotto, dove e a quanto è venduto. Il silenzio e l’opacità non fanno altro che favorire i criminali. Sono i campi in cui agiscono meglio e indisturbati. Serve una reazione forte e la massima trasparenza da parte di tutti. Solo insieme possiamo vincere questa importante battaglia verso chi, con la frode, ci sottrae ampie fette di mercato”.

Leggi

Coldiretti: Un Consorzio di secondo livello

10 giu, 2016 0

“Coldiretti. Un Consorzio di secondo livello per stimolare la concorrenza nel mercato lattiero caseario. Unendo le cooperative rafforza tutta la filiera.

Si è tornati indietro di 15 anni o meglio non si riesce ad andare avanti e liberarsi dei vetusti limiti di un settore strategico per l’economia sarda, quello lattiero caseario.

Al primo ostacolo (l’eccesso di offerta) stanno riemergendo i limiti di sempre. L’assenza di mercato e la dipendenza da pochi industriali che lo governano in modo speculativo a seconda del proprio tornaconto.

La nuova fotografia scattata in questi mesi è la copia delle tante di un album poco felice che negli ultimi tre anni si era pensato di esorcizzare con le ottime prestazioni del Pecorino romano arrivato a toccare nel 2015 il prezzo record di 9,50 euro al kg, superando (nel prezzo), nel luglio del 2014, quello del Parmigiano reggiano e del Grana padano.

Purtroppo, e Coldiretti lo ha sempre sottolineato, il momento positivo era dovuto a fattori contingenti piuttosto che ad una programmazione razionale del settore, che non si è riusciti a dare neppure nel momento di tregua.

Il mercato lattiero caseario sardo ha continuato e continua a restare in mano a pochi industriali che in modo speculativo azzardano ribassi e deprimono la domanda interna di prodotto con prezzi fuori mercato.

Questo la Coldiretti lo ha denunciato da subito portando avanti, troppo spesso in solitaria, una battaglia di legalità e trasparenza, oltre che di proposte atte a liberare il mercato e superare questa situazione di anomalia tutta sarda.

Nel mese di aprile è stata presentata una diffida al mondo della trasformazione (ai sensi dell’articolo 62, comma 10 del Decreto legge n.1 del 2012) in quanto non è legale cambiare le regole di un contratto a campagna in corso. Nel caso specifico abbassare il prezzo del latte in modo del tutto arbitrario.

Un’azione questa del ribasso del prezzo (da 90 a 80 centesimi al litro) e della minaccia di chiudere i caseifici in modo anticipato (attuato nel caso del latte di capra) proposta senza alcun confronto preventivo e senza la corroborazione con dati certi che giustificassero la paventata catastrofe (ancora ad attuarsi) di un crollo verticale del prezzo del Pecorino romano.

Un’azione preventiva, insomma, in cui a pagare come sempre (e questa volta in anticipo) sono i pastori, mentre i trasformatori hanno continuato a vendere il Pecorino a prezzi alti.

Diffida che è stata accompagnata dalla richiesta di un’Authority che riceve dai caseifici e mette a disposizione della filiera, i dati dei conferimenti del latte, delle produzioni di formaggio, delle vendite e delle eventuali giacenze. Una adesione libera, in cui solo chi mette a disposizione della collettività i dati potrà anche usufruire degli aiuti pubblici (già richiesti dal mondo della trasformazione).

A queste azioni è seguita l’azione legale con la denuncia dei trasformatori per aver violato l’articolo 62 del Decreto legge n.1 del 2012.

La giusta protesta e denuncia è sempre accompagnata dalla Coldiretti dalla proposta concreta.

A favorire l’assenza della concorrenza e la dipendenza del comparto da poche industrie contribuisce in modo determinante un settore cooperativistico ancora troppo debole e sfilacciato.

Per superare questo status quo che sfavorisce e limita tutta la filiera, la Coldiretti ripropone un Consorzio di secondo livello, già avanzato nel 2011 e poi fermatosi a causa della discontinuità politica verificatasi a livello assessoriale.

La proposta è semplice quanto pratica e consentirebbe quella concorrenza da più parti auspicata.

Si tratterebbe di aggregare in un unico consorzio tutte le cooperative che producono Pecorino romano incluse le associazioni di categoria del settore primario, che vedrebbe in fase di start up la compartecipazione della Sfirs con propri fondi.

In questo modo si unirebbe una parte oggi disaggregata che produce oltre il 60 per cento del Pecorino romano, consentendogli di esercitare e imprimere nel mercato la propria forza.

Una governance sociale globale di alto livello guidato da un management adeguato.

Compito del Consorzio di secondo livello è quello panificare la produzione annua; implementare una strategia di marketing; collaborare con università e centri di ricerca per promuovere la diversificazione delle produzioni; favorire la gestione delle eccedenze del prodotto con una immissione programmata sul mercato e la promozione di nuove produzioni preventivamente concordate con il mercato.”

Leggi

Coldiretti: Vitamine party all’istituto tecnico Primo Levi

8 giu, 2016 0

Si svolgerà domani, dalle 10 alle 12, nel cortile dell’Istituto Tecnico Industriale di Elettronica – Ambiente Primo Levi di Quartu Sant’Elena, in collaborazione con Coldiretti Cagliari, la festa di fine anno all’insegna La frutta di stagione di Campagna Amica.

Pesche, nespole, angurie e meloni, frutta fresca di stagione e a km0 al Vitamine Party, la festa di fine anno che si terrà domani dalle 10 alle 12 nel cortile dell’Istituto Tecnico Industriale di Elettronica – Ambiente Primo Levi di Quartu Sant’Elena, che a chiusura dell’anno scolastico ha voluto promuovere in stretta collaborazione con Coldiretti Cagliari, l’agrimercato e Laore, una giornata all’insegna del gusto e della sana alimentazione.

I gazebo gialli di Campagna Amica saranno nel cortile della scuola, i produttori dell’agrimercato distribuiranno gratuitamente la frutta ai giovani studenti della scuola e i tecnici di LAORE Gianfranco Matta e Paola Ugas, spiegheranno ai ragazzi le proprietà organolettiche e nutritive della frutta che verrà distribuita, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sull’importanza di una sana alimentazione e la conoscenza dei prodotti che consumiamo.

“E’ fondamentale una corretta nutrizione durante lo sviluppo dei ragazzi e ancora di più formare la loro coscienza alimentare – dichiara il direttore di Coldiretti Cagliari Vito Tizzano – in un periodo dove veniamo bombardati da messaggi pubblicitari di ogni tipo che ci hanno portato spesso a prediligere alimenti della grande distribuzione a scapito dei prodotti che abbiamo a due passi da casa nostra. I ragazzi sono il futuro e vanno educati: è un bene per la loro crescita, e anche un bene per la nostra economia”.

Ad arricchire la mattinata un’esposizione di frutta intagliata, vera e propria forma d’arte decorativa, mentre gli scarti alimentari derivanti dal grande consumo di frutta della mattina, saranno destinati ad allevamenti della zona.

“Sarà una giornata di festa e per noi il continuare un progetto di sensibilizzazione che già ci ha visto coinvolgere i giovani i diverse occasioni – afferma invece Efisio Perra presidente di Coldiretti Cagliari – l’agrimercato, Campagna Amica e queste iniziative con i giovani, crediamo che siano i passi giusti per riportare i consumatori ad amare la propria terra, i prodotti dell’orto sotto casa: a voler bene insomma alla nostra economia”.

Leggi