26 April, 2017
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Fame zero entro il 2030. Con questo obiettivo, dichiarato dalla FAO, l’Università degli Studi di Sassari aderisce alla Giornata mondiale dell’alimentazione per il 16 ottobre. Per venerdì 14 ottobre, l’Ateneo, rispondendo all’invito della Fao e del Ministero degli Affari esteri, ha organizzato una giornata di riflessione intitolata “Salviamo la terra riducendo gli sprechi alimentari”. Il convegno si terrà dalle 10.30 nell’Aula Magna del dipartimento di Agraria (viale Italia 39). È atteso l’intervento di Francesca Gianfelici della FAO di Roma, moderatrice della “Community of Practice on food loss reduction”. I lavori si apriranno con i saluti del Magnifico Rettore Massimo Carpinelli.

L’evento è stato presentato stamattina in Ateneo nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Prorettore Vicario Luca Deidda, il Direttore del Dipartimento di Agraria, Antonello Pazzona, il Delegato del Rettore all’Internazionalizzazione, Luciano Gutierrez, docente di Economia agraria, Marilena Budroni, docente di Biotecnologie microbiche, Alessandra Del Caro, ricercatrice in Scienze e tecnologie alimentari, Eugenio Marras, Presidente dell’Associazione studenti di agraria (ASA) e Lucia Oggiano in rappresentanza della Coldiretti di Sassari.

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha stimato che oltre un terzo di tutti gli alimenti prodotti a livello globale venga perso o sprecato: circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno, che potrebbero bastare per sfamare 800 milioni di persone.

“Vorremmo che diventasse un appuntamento annuale fisso del nostro Ateneo – ha dichiarato Luca Deidda -È un tema chiave di cui parlare con i giovani”. Non è un caso infatti che alla conferenza di venerdì siano state invitate a partecipare diverse scuole cittadine.

Antonello Pazzona ha prospettato la diminuzione della resa dei terreni agricoli nei prossimi decenni (“l’agricoltura di precisione è una delle soluzioni”), mentre Luciano Gutierrez ha spiegato che nella UE a 27, si sprecano ogni anno circa 200 miliardi di euro in alimenti (“poco meno del PIL della Grecia”). Un quadro decisamente inquietante, aggravato da altri elementi: se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo produttore mondiale di sostanze inquinanti. Infatti, gli alimenti persi o sprecati nel corso della produzione, della trasformazione e della distribuzione contribuiscono a incrementare le emissioni globali di gas serra. Il cibo in decomposizione nelle discariche emette metano 25 volte più inquinante del biossido di carbonio.

Immagine convegno giornata mondiale dell'alimentazione Uniss_2016

Secondo la FAO, la produzione agricola dovrebbe aumentare del 60% entro il 2050 per nutrire una popolazione di 9 miliardi di persone. Ma il cambiamento climatico costituisce un grave ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo. Il risultato è che le popolazioni più povere sono le più colpite, dal momento che contano sulle risorse naturali per la propria sussistenza.

Fortunatamente qualcosa si muove: “Molto importante la legge 166 del 2016 per favorire la distribuzione di prodotti alimentari in scadenza e ridurre gli sprechi”, ha ricordato Marilena Budroni. Nella direzione della riduzione degli sprechi e del prolungamento della vita dei prodotti va anche il progetto di ricerca che Alessandra Del Caro illustrerà venerdì durante il convegno, mentre l’associazione ASA Sassari presenterà una video-dimostrazione pratica di ciò che i consumatori consapevoli possono fare. Al convegno interverrà anche Ermanno Mazzetti, direttore di Coldiretti Sassari, che riflette: “Lo spreco è un problema anche in Sardegna, ma in confronto ad altre regioni d’Italia, qui vige un maggiore rispetto per il cibo e quindi una minore propensione allo spreco”.

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