22 June, 2017
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Le trasformazioni operate dall’industria alimentare producono più residui che alimenti: si calcola che gli scarti finiscano per rappresentare oltre il 70% della materia prima che alimenta gli impianti, con conseguenti problemi e costi di smaltimento. Ma la novità emersa durante l’XI Congresso nazionale di Chimica degli Alimenti – a Cagliari nei giorni scorsi – è che convertire gli scarti agroalimentari in prodotti chimici di base e in alimenti per l’uomo e per gli animali può essere da 3,5 a 7,5 volte più conveniente rispetto alla loro conversione in biocombustibili. Per questo è necessario mantenere ben salda la collaborazione tra le aziende e il mondo della ricerca, l’unica in grado di valorizzare integralmente le materie prime all’ingresso negli impianti, attraverso speciali sistemi integrati, vere e proprie bioraffinerie, secondo i ricercatori.

L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo Interdivisionale di Chimica degli Alimenti (GICA), dall’Università di Cagliari in collaborazione con l’Ateneo di Sassari, sotto l’egida della Società Chimica Italiana (SCI) con il riconoscimento della Food Chemistry Division della EuCheMS. Per quattro giorni 150 ricercatori da tutta Italia si sono confrontati con gli esperti dell’Ateneo di Cagliari su qualità alimentare e salute umana.

Qualità e sicurezza degli alimenti, novel foods e integratori alimentari sono stati i topics delle relazioni che hanno lasciato spazio alla discussione anche sulle nuove fonti sostenibili derivate da scarti e by-products: 53 comunicazioni e cento poster, previste borse di studio e premi per i giovani ricercatori più meritevoli.

Alberto Angioni

Alberto Angioni



“Il congresso ha permesso di confermare il ruolo fondamentale della Chimica degli alimenti in tutti gli stadi della filiera agroalimentare – spiega il prof. Alberto Angioni, docente dell’Università di Cagliari e presidente del Comitato organizzatore del Congresso – nel controllo e nella valorizzazione dei prodotti”.

Particolare attenzione è stata riservata alle caratteristiche nutrizionali dell’olio extra vergine d’oliva e dei piccoli frutti, senza dimenticare il vino, il latte e i derivati, con particolare attenzione al pecorino romano D.O.P. privo di lattosio e galattosio. “I risultati riportati durante il convegno hanno evidenziato le caratteristiche peculiari degli alimenti tipici della dieta mediterranea e della cultura alimentare italiana – aggiunge Marco Arlorio, docente dell’Università del Piemonte Orientale e coordinatore del Gruppo italiano di Chimica degli alimenti – nonché le qualità e i rischi correlati ai novel food e agli integratori alimentari”.

Rosangela Marchelli, docente dell’Università di Parma e membro dell’EFSA WG on Novel Foods and WG on Food Allergy ha rimarcato l’importanza della corretta informazione sugli alimenti in particolare sui novel foods considerati comunemente cibi ad alto valore nutrizionale o con effetti benefici sulla salute, specificando che la loro inclusione in questa categoria è relativa non ad una valutazione del beneficio, bensì ad una assenza di pericolosità per la salute umana.

La ricerca e lo sviluppo di prodotti ad elevata qualità nutrizionale e di sicurezza alimentare condotta da alcune aziende agroalimentari sarde sono stati al centro di un momento del Congresso: numerose imprese hanno presentato i loro prodotti, con la partecipazione di Coldiretti con i prodotti stagionali dell’ortofrutta.

Numerose sono le iniziative che il GICA sta mettendo in cantiere per diffondere al meglio la cultura della qualità e sicurezza alimentare soprattutto verso i consumatori, in vista del XII Congresso Nazionale che si terrà nelle Marche a Camerino.

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