20 August, 2017
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Ci sono dei momenti nei quali le abitudini, le consuetudini, le apparenti svogliatezze civili si arrestano. Quelle stesse che fanno registrare un astensionismo elettorale imbarazzante anche negli appuntamenti comunali, si ferma. Quel popolo accusato dai cronisti più acuti, d’essere dormiente, sonnolento, disaffezionato alla vita pubblica sino all’ignavia; quel Popolo, improvvisamente lo si scopre sveglio, attivo.
Si sveglia per ciò che è vero, reale, immediato, implacabilmente sentito più ingiusto di ogni aspettativa. Così tutto cambia. Le assemblee elettorali, in tempi di comunali, di referendum costituzionale, di ballottaggi vanno deserte o quasi.

Si riempiono per contro, le assemblee di cittadini che invitano altri ed altri ancora, alla disobbedienza civile.
E non ci si deve fermare alla cronaca di conguagli, di appelli al Tar, dei comunicati stampa sprizzanti l’un contro l’altro vetriolo espanso. Nulla di tutto questo.
Il vero dato da registrare sembra altro: le sale si affollano e si animano perché il limite del sopportabile è quasi prossimo.
Si animano perché chi convoca le assemblee si è conquistato fiducia e credibilità nel tempo, sui fatti, in silenzio. La notorietà? Quella arriva ma da prova di un uso parsimonioso e funzionale alla diffusione delle idee, delle possibilità di rivincita sociale.

Non importa la tessera e la logica del tesseramento, seppur importante per esistere. Importa allungare la mano verso chi, disorientato dal incalzare di carte intestate altisonanti, arriva a casa nostra a chiedere sempre di più e per ragioni diverse.
Ed allora il tempo non si ferma ma si trova il tempo per essere presenti. La vita continua ma quei cittadini assuefatti sino all’indifferenza dalla politica e dal discutere a prescindere, senza preparazione, si trovano schierati in una falange armata di NO e costringono il Palazzo a venire allo scoperto.

Si scoprono seduti in sale in cui non ci sono spazi liberi. In cui non si fa politica ma si informa e si raccolgono in formazioni e testimonianze su ciò che accade. Le telecamere ed i microfoni perdono senso davanti alla trasmissione diretta delle informazioni. Nessuna mediazione. Mass media fatti dalla massa: nuove-vecchie forme di comunicazione diretta?
Forse i Palazzi, anche quelli della Stampa, hanno perso di credibilità nella loro ricerca di click e di audience? Forse che nello studiare grafici e proiezioni si è perso di vista il gradimento di un cittadino che si pensava d’aver anestetizzato?

Perfino i sindaci, soci dell’accusato, improvvisamente scoprono l’esistenza di un problema. È tempo di elezioni e consensi? Si preparano le prossime comunali e Regionali. Forse. Certo è che il vociare è tale che perfino il Palazzo più importante è costretto ad aprire le finestre.
Certo è che qualcosa si sta muovendo. Qualcuno, sempre Lui, Giorgio Vargiu della Adiconsum Sardegna, che parla gratuitamente e da anni a folle sempre più ampie sta “smuovendo le acque!”.

È forse iniziata una piena di insofferenza? Una organizzata rivoluzione civile? Certo è che sui social e nelle chat, via mail o in vicinato, alla vecchia maniera, le persone si scambiano i moduli di adesione e di richiesta. Si passano le informazioni e le modalità per dire No. Il primo no. Rimarrà solo o sarà l’inizio di tanti No?

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