21 August, 2017
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Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio

20 ott, 2016 0

Conoscevamo la leggenda della “Bella di Cabras”, ci mancava, e ne avremmo volentieri fatto a meno, la “Bulla di Muravera”.

In verità di bulli, in quel video oramai passato a sentenza definitiva popolare, se ne sono visti più d’uno. Quando ho visto per la prima volta il video, ho pensato ad una sit-com dei ragazzi.

Tutto troppo surreale, per essere vero. Ho lasciato cadere. Vedevo già il film: i social ed i media a scrivere, analizzare, commentare la notizia marciando sui click che fanno monetizzare. Il populismo cannibale di un giornalismo che intervista la vittima vendicando, con la fama della popolarità positiva, il torto subito. La commissione di esperti mandata dalla Ministro in persona a fare chiarezza ed a rieducare la comunità. Come se in Sardegna, l’Ordine degli psicologi da tempo, non lavorasse perché in ciascuna scuola ci sia un professionista che aiuti insegnanti ed allievi. Quelli romani devono essere più bravi! Il ministro, mi pare, poco rispettoso e molto sensibile ai provvedimenti da palcoscenico.
Mi aspetto una eco sul salotto della domenica pomeriggio e su quello di Vespa: tutti ospiti in prima fila con i rispettivi legali e consulenti.

Nelle redazioni, forse, si respira un sospiro di sollievo davanti a tanto piattume di cronaca. Tutto questo, è ovvio, in barba alla Carta di Treviso che non impone ipocritamente di oscurare i volti sulla stampa o di scrivere le iniziali del minore protagonista di un fatto ma raccomanda ai giornalisti, la salvaguardia in primo luogo del buon nome e del futuro del minore.

Il dovere di cronaca, non può e non deve, essere superiore al futuro certamente rovinato di una bulla e del suo branco di ignavi quanto della sua vittima. Questo è l’oggi.
Domani, le stesse redazioni, riceveranno una lettera di un legale che ne chiederà il diritto all’oblio.

Spero che l’Ordine dei giornalisti vigili su questo pericoloso indirizzo che si sta prendendo e che non sia lo sciacallaggio sui minori o sugli animali, a far svoltare le sorti commerciali dei media.

Ciò che mi genera più sgomento, tuttavia, è che i Carabinieri ed il Tribunale dei minori siano costretti ad indagare. Il video è oltremodo pubblico ma nessun dei protagonisti, bulla-vittima e branco, riconosciutosi nel video o individuato il proprio figlio-nipote-vicino di casa, anche solo dalla voce, dalle scarpe o solo perché informato dei fatti, risulta essersi presentato in Procura.

Su questo si tace. Muravera non è una metropoli. Sono quasi certa che si conoscano i nomi e cognomi di tutti, compreso di chi ha documentato i fatti con il cellulare. Non pare neppure l’unico operativo.

I fatti di Muravera peraltro arrivano poco dopo quelli dei ragazzi, tutti italianissimi, che hanno dato una strapazzata ad un disabile e che, rimbrottati dall’insegnante, i genitori hanno protestato dal dirigente che imponesse il “silenzio-nota sul registro” all’insegnante. Accade dopo poco tempo anche dalle barricate di alcuni genitori che difendevano i propri figli “bene”, accusati di stupro collettivo di una compagna. Accade dopo il silenzio di genitori che voltano lo sguardo altrove a chi li informa della “brutta piega” dei figli (alcoolismo, prostituzione giovanile, spaccio ed uso di stupefacenti etc) dei loro figli.

Sono una mamma e quanto accade mi preoccupa. Ma mi intimorisce ed indigna più il silenzio degli adulti molto più della bravata violenta, dell’intemperanza di un’insicura, della complicità di compagni senza midollo, dell’apparente debolezza di una vittima che sta regolando, in perdita in questo caso, un torto perpetrato. Vittima e carnefici vivono nello stesso codice. E’ solo una caso, forse, che le parti siano documentate in un verso.

Per tutti i ragazzi, sono certa ci possa essere un’occasione di riflessione e di maturazione; di cambiamento ed evoluzione.
Per i genitori e la comunità di cui ciascun cittadino, è figlio, il silenzio omertoso di finta tutela sancisce solo che tutto si può fare.

Per questa ragione non mi hanno mai convinto le fiaccolate di comunità di ogni luogo e tempo, che si ribellano alla violenza ma tacciono quando si tratta di dare un contributo individuale alla denunciare un crimine.

Il denunciarsi, ossia assumersi pubblicamente la propria responsabilità, sarebbe un atto di sano esercizio di civiltà collettiva; di esempio verso i nostri figli. E’ proprio vero l’antico motto africano, ben noto nella pratica nei nostri paesi della Sardegna, “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. Ma per educare un villaggio globale, aggiungo io, non servono né i giustizieri del web né i media sciacalli.

L’immagine di questo articolo rimanda ad un film “I nostri ragazzi”, Anno 2014 diretto da Ivano De Matteo, interpretato da Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio e Barbora Bobuľová.Il film, liberamente ispirato al libro La cena di Herman Koch.

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Sardegna in fiamme: è un matricidio programmato ed impunito

23 lug, 2016 0

Pensavamo d’esserci affrancati da tanta violenza matricida. Pensavamo che i tempi in cui la consapevolezza che bruciare non significa bonificare ma distruggere per sempre, fossero distrutti. Pensavamo anche che fosse denigrante ed incivile per i figli di una Terra già abusata e violentata, tradire la generosità della Terra di Sardegna per scopi di propaganda politica, per ricatto o intimidazione sociale ai fini lavorativi.

Invece, proprio quanto pare che i Sardi avessero raggiunto quella maturità che genera la volontà di superarsi, di elevarsi, di dimenticare pseudo-politiche di sviluppo industriale e di rapaci forme di sfruttamento del suolo e sottosuolo, arriva la mano incendiaria che per diletto o interesse o, più banalmente, per demenza, incendia.

Così, ci troviamo a elencare i toponimi di ettari di terra devastati dal fuoco, specie di animali arsi vivi, nomi di aziende agricole distrutte o di famiglie che dalla terra e dagli animali traggono la loro sussistenza. Una società, certo non ricca, distrutta; umiliata, denigrata.

Ogni parola sul dispendio di economie ed energie nel vano tentativo di salvare il salvabile da parte degli abitanti, dei Vigili del Fuoco, della Forestale, delle Forze dell’Ordine, pare non mai sufficiente ad encomiare gli sforzi personali di ciascuno. Vedere ardere ciò che proteggi, ciò per cui lavori tutta una vita è quantomeno demotivante. Si intuisce. Eppure si lavora senza risparmio di fatica e generosità. Si rischia la vita in terre impervie ed in condizioni al limite, ben consapevoli che salvare anche una porzione della nostra Isola è doveroso per i nostri figli, per noi stessi. E’ rispettoso per chi ce l’ha donata in eredità.

Alla coscienza collettiva il giudizio sulle cose e le persone. Allo spirito di civiltà e di Giustizia di quanti sanno o posso sapere, il Dovere di informare e denunciare: non ci sono giustificazioni o spiegazioni per quanti distruggono un Bene Comune, il Patrimonio di generazioni e famiglie intere. Il perché è, crediamo, meno importante di quanto si sta perpetrando.

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Conguagli Abbanoa: primo NO di una rivoluzione civile?

16 giu, 2016 0

Ci sono dei momenti nei quali le abitudini, le consuetudini, le apparenti svogliatezze civili si arrestano. Quelle stesse che fanno registrare un astensionismo elettorale imbarazzante anche negli appuntamenti comunali, si ferma. Quel popolo accusato dai cronisti più acuti, d’essere dormiente, sonnolento, disaffezionato alla vita pubblica sino all’ignavia; quel Popolo, improvvisamente lo si scopre sveglio, attivo.
Si sveglia per ciò che è vero, reale, immediato, implacabilmente sentito più ingiusto di ogni aspettativa. Così tutto cambia. Le assemblee elettorali, in tempi di comunali, di referendum costituzionale, di ballottaggi vanno deserte o quasi.

Si riempiono per contro, le assemblee di cittadini che invitano altri ed altri ancora, alla disobbedienza civile.
E non ci si deve fermare alla cronaca di conguagli, di appelli al Tar, dei comunicati stampa sprizzanti l’un contro l’altro vetriolo espanso. Nulla di tutto questo.
Il vero dato da registrare sembra altro: le sale si affollano e si animano perché il limite del sopportabile è quasi prossimo.
Si animano perché chi convoca le assemblee si è conquistato fiducia e credibilità nel tempo, sui fatti, in silenzio. La notorietà? Quella arriva ma da prova di un uso parsimonioso e funzionale alla diffusione delle idee, delle possibilità di rivincita sociale.

Non importa la tessera e la logica del tesseramento, seppur importante per esistere. Importa allungare la mano verso chi, disorientato dal incalzare di carte intestate altisonanti, arriva a casa nostra a chiedere sempre di più e per ragioni diverse.
Ed allora il tempo non si ferma ma si trova il tempo per essere presenti. La vita continua ma quei cittadini assuefatti sino all’indifferenza dalla politica e dal discutere a prescindere, senza preparazione, si trovano schierati in una falange armata di NO e costringono il Palazzo a venire allo scoperto.

Si scoprono seduti in sale in cui non ci sono spazi liberi. In cui non si fa politica ma si informa e si raccolgono in formazioni e testimonianze su ciò che accade. Le telecamere ed i microfoni perdono senso davanti alla trasmissione diretta delle informazioni. Nessuna mediazione. Mass media fatti dalla massa: nuove-vecchie forme di comunicazione diretta?
Forse i Palazzi, anche quelli della Stampa, hanno perso di credibilità nella loro ricerca di click e di audience? Forse che nello studiare grafici e proiezioni si è perso di vista il gradimento di un cittadino che si pensava d’aver anestetizzato?

Perfino i sindaci, soci dell’accusato, improvvisamente scoprono l’esistenza di un problema. È tempo di elezioni e consensi? Si preparano le prossime comunali e Regionali. Forse. Certo è che il vociare è tale che perfino il Palazzo più importante è costretto ad aprire le finestre.
Certo è che qualcosa si sta muovendo. Qualcuno, sempre Lui, Giorgio Vargiu della Adiconsum Sardegna, che parla gratuitamente e da anni a folle sempre più ampie sta “smuovendo le acque!”.

È forse iniziata una piena di insofferenza? Una organizzata rivoluzione civile? Certo è che sui social e nelle chat, via mail o in vicinato, alla vecchia maniera, le persone si scambiano i moduli di adesione e di richiesta. Si passano le informazioni e le modalità per dire No. Il primo no. Rimarrà solo o sarà l’inizio di tanti No?

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Allarme consumo tabacco in Sardegna

11 feb, 2016 0

Quanto sono servite le campagne antifumo? Sigarette elettroniche e pene più severe hanno solo convertito il mercato, ora sono i giovani e giovanissimi i consumatori con meno sigarette più tabacco sfuso. L’allarme colpisce in particolare la Sardegna con percentuali di gran lunga superiori al resto d’Italia.

Locali pubblici, bar, pub, discoteche, chi non si ricorda una serata piacevole con gli amici in piacevole compagnia, magari fino ad un’ora tarda e poi il rientro a casa con la operazione immediata di isolamento e lavaggio dei vestiti impregnati di odore di fumo? Sono passati tanti anni, dalla legge che ha stabilito il divieto di fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico. La cosiddetta legge Sirchia del 2003 ha messo il primo blocco importante al mercato del tabacco, con successive modificazioni e implementazioni, oggi in Italia è consentito fumare solo nei luoghi aperti e o in quelli parzialmente aperti oltre che ovviamente nelle residenze private e nelle sale fumatori. Inoltre, sempre al fine di ridurre l’attrazione verso il fumo di sigarette e seguendo la strategia fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Organizzazione Mondiale della Sanità, il ministero della salute sta studiando la possibilità di aumentare costantemente il prezzo dei prodotti a base di tabacco tramite accise progressive e ha  recepito la direttiva sul tabacco dell’ Unione Europea. In tal ottica ha legiferato ponendo ulteriori limiti antifumo, in particolare non sarà più concesso fumare in auto in presenza di minori o donne incinte, non sarà consentito fumare presso le cliniche ospedaliere e i centri di ricerca, verrà multato chi sorpreso a gettare mozziconi di sigaretta a terra, inoltre vengono inasprite le pene per coloro che vendono tabacco ai minori. Un decreto legislativo che mette al bando i pacchetti contenenti 10 sigarette e ha imposto il limite massimo di 30 grammi per i pacchi di tabacco sfuso. La lorenzin non ha salvato da un intervento legislativo anche le sigarette elettroniche, imponendo una serie di limitazioni alla loro pubblicizzazione . Dopo tutto questo ci si chiede se il vizio e i consumatori di tabacco e sigarette siano diminuiti, non è così, in realtà cambia il tipo di consumatore medio, per ogni adulto che smette di fumare inizia un giovane se non giovanissimo.

Così nasce l’allarme anche in Sardegna. Il vizio è un’abitudine quotidiana per il 10% dei 13enni, contro il 4% della media nazionale, e ben il 25% dei 15enni, 19% nel resto d’Italia. Sono alcuni dei dati emersi questa mattina durante la giornata cagliaritana del progetto “Non Fare Autogol”, la campagna promossa da Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, per spiegare agli adolescenti come tenersi alla larga da malattie e disturbi causati da stili di vita sbagliati.
“Vogliamo far comprendere che la vera sfida contro il cancro inizia da giovani,  ha sottolineato Daniele Farci, dirigente medico oncologo del Businco di Cagliari e consigliere nazionale Aiom .L’importanza di un corretto stile di vita, fin da ragazzi, è ampiamente dimostrata nella prevenzione oncologica. Il 40% dei casi per tumore, infatti, è causato da fattori di rischio potenzialmente modificabili.
In Sardegna per il 2015 sono stati diagnosticati circa 9.700 nuovi casi di tumore con 4.700 decessi. Nello stesso anno in Italia si stima che siano stati individuati 363.300 nuovi casi di tumore (erano 365.500 nel 2014). C’è da dire che se anche le percentuali di guarigione sono in aumento: il 63% delle donne e il 57% degli uomini sono vivi a cinque anni dalla diagnosi, è necessario aumentare la consapevolezza tra i giovani e giovanissimi, che la sigaretta può far sembrare più grandi ma è meglio arrivare alla vecchiaia.

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Eleonora: saluta ma non voltarti!

6 feb, 2016 0

La città si veste a festa, si sistemano gli ultimi accorgimenti e sale l’adrenalina. Le scuderie lustrano i loro spazi per accogliere amici patenti e turisti. Le donne ultimano ritocchi di sartoria, d’addobbi e l’invito sempre ricco di dolci e fritture arricchito dalle migliori vernaccine.

Tutto pronto dunque tranne un angolo dimenticato della città di Eleonora di cui si fregia delle gesta, che sfilerà aprendo la giostra lungo il percorso alla stella. Saluterà l’antica sua reggia offesa nel ricordo, in balia della burocrazia e di una gara politica al progetto di gestione più bello che non si è ancora pensato; saluterà la Cattedrale ma non vedrà la Porta Santa offuscata dalle gradinate, passerà accanto a San Francesco la ricchissima di storia ed arte chiesa francescana. Speriamo però non si volti. Non volga il suo sguardo reale alla miseranda sorte riservata all’antica facciata romanica offesa a dall’incuria della burocrazia e dai vandali pseudograffittari e mai vendicata dalla politica e dall’amministrazione comunale con neppure un rigo di denuncia alle autorità competenti.

Il suo antico ingresso è oramai un tugurio di macerie edili, abusivamente usato come parcheggio da creativi automobilisti e nell’indifferenza dei più. Speriamo che Sua Maestà la Giudicessa sia distratta da l popolo che la omaggerà e non si accorga neppur del degrado in cui è rilegata la sede del suo antico parlamento, il monastero francescano in cui la sua Corona de Logu si riuniva e decideva con Lei le sorti del Giudicato. Speriamo non veda. Speriamo che ricordi l’antico splendore della sua Capitale. Speriamo anche che chi tanto si fregia dell’antico passato riesca ad avere l’umiltà di lasciarsi ispirare dalla saggezza di governo dei grandi giudici e non rileghi il passato ad una cartolina sbiadita di un glorioso ed orgoglioso passato.

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Violenza sulle donne: non siete sole. Chiedete aiuto

5 feb, 2016 0

L’ha bruciata viva, a Pozzuoli, perché non accettava che avesse un altro. Brescia: sgozza la moglie, poi si uccide schiantandosi.
Strangola per gelosia l’ex compagna, a Misterbianco; e aveva già ucciso in passato…
Tre femminicidi in un giorno, tutti in Cronaca Nera, e nemmeno uno scritto che provi a spiegare le ragioni di questo massacro quotidiano. Scrivere “mi dispiace” non serve; i tweet sono una perdita di tempo colossale. Servirebbe una manifestazione oceanica; o azioni di disobbedienza civile, di quelle toste.

Se le donne non fanno in modo di essere considerate, abbiamo perso tutti. Certo ci sarebbe anche la strada della politica: le elette dovrebbero stare lì a fare il loro dovere, cioè rappresentare le donne. Ma sarebbe pretendere troppo…
E, intanto, Carla, Luana e Marinella non ci sono più nel silenzio generale. E sappiamo benissimo che il silenzio uccide.
Una realtà cruda, uno stillicidio ossessionante che getta una luce sinistra sulla nostra società. Non si può più restare inerti, è abbondantemente scaduto il tempo della contrizione e della retorica; bisogna andare oltre e incominciare a lavorare sulla subcultura e sulla povertà morale che sta dietro a questa tragedia vergognosa.

Le Donne vittime di violenza quotidiana si facciano coraggio e rendano pubblico il disagio e le vessazioni che subiscono prima che si arrivi all’irreparabile. Accanto a loro, ci saranno le associazioni che si occupano di queste problematiche, e le istituzioni dovranno per forza elaborare un quadro normativo che metta al centro del problema la prevenzione e l’assistenza. È basilare intervenire fin dai primi segnali di violenza psicologica; l’obbiettivo è garantire la libertà e la sicurezza delle donne, ma anche curare la coppia, ove sia possibile, tutelare la famiglia e, soprattutto, i minori.
Le Donne non si devono MAI sentire sole!

Marinella Canu
Presidente dell’Associazione Luna e Sole Onlus

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Artigianato, chiudono 2 aziende al giorno

4 feb, 2016 0

Le imprese crescono come numero e nelle nuovo forme giuridiche, ma nell’isola il dato va analizzato settore per settore, Confartigianato imprese da l’allarme sulla crisi del comparto, tornato ai numeri di 17 anni fa.

La Sardegna al quinto posto in Italia per il numero delle imprese registrate nel 2015, un dato in crescita, con quasi 10.000 nuove aziende, in gran parte nel nord sardegna e nel cagliaritano, un dato che per certi versi conforta, ma che si scontra con l’analisi riportata da Confartigianato imprese Sardegna nel suo settore. Il trend è certamente positivo, se con esso si intende tutto ciò al di sopra dello zero, toccato negli ultimi anni. La fonte citata dalla presidente dell’associazione Maria Carmela Folchetti è la stessa citata negli ultimi due giorni, quella di Movimprese.
“L’artigianato è in crisi”, tuona la Folchetti, chiudono più di due imprese al giorno, ed il settore ormai viaggia sotto le 37mila imprese. La rappresentante della associazione di categoria descrive uno scenario pari al 1999 e sollecita un immediato intervento con incentivi al comparto.
Sono 36.887 le imprese artigiane della Sardegna registrate al 31 dicembre scorso, 826 in meno rispetto allo scorso anno e 6.131 in meno, confrontando il boom artigiano del 2008. Il saldo è dato dalle 2.725 cancellazioni compensate, in parte, dalle 1.899 nuove iscrizioni. Siamo preoccupati spiega la Folchetti, per un settore che colloca 74mila lavoratori e che rappresenta il 22% dell’attività produttiva isolana. Il dato di crescita, evidenziato ad inizio settimana, si basa sulla totalità delle imprese, di tutti i settori operanti in Sardegna nel 2015 e secondo l’organizzazione dell’artigianato il trend è positivo soltanto grazie alle imprese dell’edilizia, dell’impiantistica e del resto della filiera casa, che hanno sfruttato il primo e secondo “Piano Casa” e il “bonus ristrutturazioni ed energetico”.

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Neoarredi urbani: spine antipipì sul palo

3 feb, 2016 0

Vivere in città esige delle regole. In cima alla classifica? Non fare chiasso in certe fasce orarie, non sbattere la tovaglia con tutte le briciole della nostra tavola sui passanti o nei balconi dei vicini, non ripulire scope e tappetti con leggera indifferenza su qualunque essere abiti al di sotto del nostro piano, non parcheggiare sulle strisce pedonali od occludere un passo carraio o uno scivolo per disabili…

Ci sono poi alcune norme di comportamento che delimitano l’inciviltà dalla correttezza. In qualunque situazione è necessaria una buona dose di tolleranza verso il prossimo.

Fra i temi principe delle controversie urbane, gli animali domestici. Imperativo: vivere insieme ai nostri amici animali nel rispetto di quanti ci circondano, con o senza amici a quattro zampe.

Le strade e le aree verdi sono luogo di incontro e talvolta di scontro. Nulla, pare evidente, è da imputarsi ai quadrupedi molto ai bipedi! Sì perché se l’animale sporca o disturba, morde, fa sistematicamente la pipì nello zerbino del vicino, rimarca il territorio nello spigolo accanto la porta o finestra della stessa casa, i padroni sono responsabili al 100% delle azioni commesse.

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Davanti all’incuria ed all’assenza di pioggia che lava autonomamente le strade, i cittadini si industriano come possono. Alcuni litigano facendo notare il puzzo sotto la finestra per le pipì marcanti il territorio sempre nello stesso palo, altri scivolano o si “arricchiscono” grazie alle popò non raccolte su marciapiedi ed usci di casa, altri ancora si ingegnano con arredi urbani diversificati.
Secondo una non meglio precisata scientifica reazione repellente, le bottiglie d’acqua trasparenti, messe a lato della porta o del palo preferito, inibirebbero gli stimoli marcatori dei quadrupedi maschietti.
Il rimedio non è provato, l’uso frequente in barba al decoro estetico della città.

A tutto ci si abitua, dicevano i saggi d’un tempo. Dobbiamo ipotizzare anche alle bottiglie d’acqua antipipì se, fra questo particolare genere di inibitore, ritroviamo l’estro creativo tutto italiano nel posizionare accanto alle bottiglie d’acqua legate con nastro isolante, una piantina spinosa. L’intento? Pare evidente: pungere laddove i riflessi cristallinei dell’acqua non sortiscono l’effetto desiderato.

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FInanziaria e riforma Enti, e adesso?

29 gen, 2016 0

La proposta della finanziaria 2016 e la riforma degli enti locali, due atti in poche settimane che coinvolgono nel bene e nel male tutta la politica, economia e società sarda. A poche ore dall’ultimo consiglio regionale, il coordinamento degli enti locali composto da Anci, Aiccre, Asel e Cal mette i primi paletti del lungo percorso di confronto sull’applicazione della riforma Erriu e sulle ipotesi di tassazione previste dal nuovo documento di bilancio. Durissima la posizione della minoranza in consiglio regionale.

 

Sono passate 48 ore dalla approvazione in consiglio regionale della riforma degli enti locali e iniziano a manifestarsi i primi nodi, del resto l’opposizione è stata chiara, da subito si è opposta alla legge così come è stata strutturata. Alessandra Zedda consigliere regionale di Forza Italia ha descritto una maggioranza sorda, non disponibile a recepire, nel corso del dibattito in aula, le proposte della minoranza. Le criticità però ora sono quelle su cui bisogna lavorare, il compito passa ai comuni che in Cento giorni dovranno contribuire a disegnare nel dettaglio la nuova geografia della Sardegna con la Regione. Si dovranno  pronunciare sulla gestione in forma aggregata delle funzioni che sono chiamati a svolgere, partendo dalle unioni dei comuni ridisegnate, un primo passo dell’associazionismo istituzionale per aggregare un bacino di almeno 10000 abitanti; il secondo più importante,  quello delle reti Urbane, nate per soddisfare le esigenze delle città medie con almeno 30  mila abitanti,  a seguire uno dei tasselli che di più ha fatto discutere nel processo della riforma,  la rete metropolitana per Sassari; infine la nuova Città metropolitana di Cagliari con i suoi 17 comuni per un totale di 450 mila abitanti. Questo onere, in realtà, i comuni lo desideravano da sempre ma le nuove forme strutturate potrebbero essere incompatibili con i tavoli nazionali previsti da Anci e governo, sarà difficile mediare sulla equiparazione di città metropolitana e rete metropolitana. Secondo l’assessore regionale, attore principale della riforma, la costituzione dei nuovi enti potrebbe sembrare una forzatura, ma fa parte del pieno esercizio della specificità che la Sardegna può e deve utilizzare.

Riforma degli enti locali e finanziaria regionale,  Entrambe collegate dal filo non tanto sottile dell’economia del territorio e dalle nuove incombenze in arrivo. Piersandro Scano, presidente dell’Anci, smorza i toni di enfasi, “non c’è da festeggiare e neanche da essere troppo pessimisti, la riforma degli enti locali è semplicemente la partenza di un processo di riforma, un processo che va studiato e attuato, i comuni dovranno essere inseriti nei nuovi ambiti territoriali e assimilarne i nuovi compiti”.

Il problema vero, evidenziano Poiersandro Scano e Giuseppe Casti presidente del Cal, si riscontra nell’altra riforma, la nuova finanziaria del 2016, “non vorremo che la possibilità manifestata dallo stesso partito di maggioranza, di tornare indietro sulla tassazione Irpef e Irap e trovare alternative per coprire il disavanzo della sanità, si risolva attuando dei tagli al fondo unico”. Da una parte la regione non metterebbe le mani nelle tasche dei cittadini, ma i comuni, con meno fondi sarebbero costretti a compensare con la tassazione locale e il taglio dei servizi. Le alternative secondo i rappresentanti delle associazioni esistono, “si può agire sulla razionalizzazione dell’imposta di soggiorno con un meccanismo di perequazione territoriale che coinvolga i 71 comuni costieri, oppure possono arrivare con l’unificazione delle agenzie agricole, il riordino dei consorzi bonifica e industriali o con alienazioni, affitto o riutilizzo di immobili regionali”.

Per il presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, ci sono altri strumenti per tagliare le spese della sanità: in due anni non sono stati ridotti i costi ed è aumentata la mobilità passiva. Il risparmio non si fa accorpando i punti nascita ma facendo una riorganizzazione sul versante amministrativo”.
Altre questioni che il coordinamento degli enti locali porterà al tavolo della commissione riguardano da un lato gli accantonamenti , per i quali la Giunta ha già posto il problema al Governo per 680 milioni euro, e dall’altro il ‘recupero’ della legge 42 del 2009, che parla di svantaggi strutturali permanenti per le Regioni a statuto speciale.

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Sardegna: trasporti e turismo. Tutto da rifare

20 gen, 2016 0

Poi arriva una giornata come le altre. Una di quelle di inizio settimana sonnolento ed infreddolito dal primo vero inverno, un martedì qualunque di pendolari e vai e vieni.
Nessuna festività prossima. Nessun traffico straordinario. Ma proprio nell’ordinario si fa clamorosa cilecca. Proprio a pochi giorni da un silenzioso e disertato direttivo del PD regionale con vero oggetto del giorno, il confronto sui trasporti fra il segretario Renato Soru e l’assessore ai trasporti, Massimo Deiana, la cronaca registra un clamoroso incidente ferroviario.

Ore 8 del mattino, Cagliari, metropolitana di superficie. Tutto nuovo tranne i binari. Sono ancora quelli delle complementari di Benjamin Piercy. Tutto sembra poter funzionare bene. Molti pendolari a bordo. Qualcosa va storto e due treni si scontrano frontalmente. Siamo fortunati ed accade tutto in centro città ad una velocità ridotta. Tanta paura. Molti feriti di lieve entità, pochi da codice rosso.


Parte la gara dei media a chi scrive prima e di più. A chi acchiappa la migliore posizione d’indicizzazione, a chi la spara più grossa o la scrive meglio.
Ed allora tutto fa un po’ riflettere e qualcuno inizia a sorridere. Tutto avviane sul tribunale dei social che impietosi, bocciano e promuovono a sentimento variabile.
La satira prende piede. I fatti si prestano: siamo a poche settimane dall’inaugurazione del treno veloce che arriva in ritardo. Arriva in stazione sotto il silenzio sconsolato di quanti sono stanchi di indignarsi per la gestione dei trasporti che da sempre connota la Sardegna.

Così, passa sotto il nulla pratico una vera soluzione del traffico aereo con o senza voli Low Cost pagati, di fatto, con fondi pubblici. Peggio ancora, passa sotto lieve clamore di stampa, la costituzione di un monopolio di trasporti marittimi che fruisce di fondi pubblici ed applica prezzi da azienda privata che opera su libero mercato.

Inutilmente si dice siano inaccettabili. Nei fatti i sardi li subiscono da decenni.

Un esempio per tutti? andare e tornare a Roma da Cagliari per una famiglia di quattro persone ed un auto, in una modesta cabina di seconda classe, spende circa 500 Euro. Sconto più, sconto meno. Pasti e colazioni escluse. Pare possibile? Pare a qualcuno accettabile tenuto conto che lo stipendio medio, per chi lo ha, è di 1.000,00 Euro?

Ma i trasporti in Sardegna sono molto di più perché, se è vero come è forse vero, che una delle strade per far sorgere l’economia isolana è il turismo, è anche un fatto che d’inverno non si può andare a Tharros perché non ci sono autobus che portino i turisti. Non ci sono collegamenti, privati o pubblici che portino a Losa o a Monte Sirai, oramai addirittura chiuso per assenza di fondi. né d’inverno né d’estate

Non ci sono collegamenti interni di vero servizio “a scuole chiuse” ed anche durante l’anno scolastico, il nuorese registra il più alto indice di abbandono scolastico. Perché?
Pensiamo solo ad un dato rilevato da un’indagine di un istituto nuorese di qualche anno fa calcolava che uno studente pendolare che frequenta a Nuoro il quinquennio superiore, fra ritardi, uscite anticipate, giorni in cui è impossibile viaggiare e mancati rientri pomeridiani per assenza di collegamenti, perde quasi un intero anno scolastico a causa dei trasporti.
Nel computo non è compreso la spesa delle famiglie, il disagio e sacrificio quotidiano di studenti nel fiore delle loro potenzialità formative.

Ma chiunque abbia un po’ viaggiato si chiede: perché le Ferrovie Nord, a scartamento ridotto, funzionano e noi invece chiudiamo la Isili Sorgono? Facciamo piste ciclabili sulla Carbonia-Sant’Antioco/Teulada. Rendiamo inutile o quasi folkloristica la Bosa-Macomer-Nuoro. Parliamo dell’Ogliastra? Meglio tacere.Cadono le foglie sui binari dimenticati. Parliamo dei collegamenti con la Baronia o la Gallura?
Un saggio anziano, intervistato sulle idee di Stato, ha confessato: “Ci avevano detto che lo Stato era un’altra cosa.Che avremmo avuto strade e treni e navi e cavalli per muoverci in montagna. Invece isolati siamo e isolati siamo rimasti. Lo Stato da noi non è lo stesso della Lombardia o del Piemonte. È un’altra cosa. Noi ci siamo abituati. Per un continentale, gli sembra tutto curioso!”

Perché quando si progetta una strada non s’implementa una corsia per parte da destinarsi alla strada ferrata? Magari veloce? Si perché, pare inutile avere una Ferrari quando il percorso è una carraia a senso unico alternato! Dove sono finiti i fondi? Quale dovrebbe essere l’obiettivo? L’agio economico e di servizio dei residenti, la facilità per i turisti che sarebbe bene venissero a piedi. Che acquistino servizi nell’isola essendo facili da raggiungere, economicamente competitivi.

Le terre da visitare, nel nostro pianeta e nel bel Mediterraneo, sono tante. La Sardegna si deve confrontare con servizi e con costi realmente molto competitivi. I trasporti sono, per i residenti e per i turisti, un elemento cardine della buona vita nell’isola. Dobbiamo organizzarci per l’accoglienza e dobbiamo farlo sapere al mondo. Ma perché promoviamo la Sardegna a Cagliari, negli stessi giorni in cui tutti sono a Milano alla BIT?
È un mistero che solo i corridoi della filosofia regionale può capire. A noi, comuni cittadini, ci rimane la registrazione di una statica inefficienza di cui nessuno si fa veramente carico se non con azioni di facciata finalizzati al mantenimento o acquisizione del maggior credito elettorale possibile in vista delle comunali di maggio, delle politiche possibili, di eventuali regionali di inciampo!

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