24 October, 2017
Puoi utilizzare WP per costruire dei menù

Buche, detriti, sanitari abbandonati. “Desolante” scenario!

23 mar, 2016 0

Servizi e disservizi. I nostri più attenti lettori ci segnalano situazioni che generano disagio e disservizio. Vi proponiamo le considerazioni che il Sig. Antonio Palmas ha inviato alla nostra redazione. Inviateci i Vs reportage a info@illatv.it e contattateci. Saremo lieti di pubblicare i vs articoli e segnalazioni.

“Che cosa deve pensare un povero cittadino malato di fronte allo scenario che gli si mostra una volta varcato l’ingresso posteriore del parcheggio dell’Ospedale San Martino di Oristano?
Cosa deve pensare mentre si aggira fra le pozzanghere di fango alla ricerca disperata di un parcheggio, quasi punto di approdo in un mare in tempesta?…..desolazione!
Gli occhi che cercano speranza, o almeno risposte, si imbattono in uno scenario desolante.
E’ questa la accoglienza che propone la ASL oristanese al cittadino malato?
Il peggio è ahimè! visibile di fronteOspedale San Martino: buche, fango, polveri, detriti e sanitari abbandonati a cielo aperto: naufraga così il sogno di una sanità oristanese a misura d’uomo?

Che cosa deve pensare un povero cittadino malato di fronte allo scenario che gli si mostra una volta varcato l’ingresso posteriore del parcheggio dell’Ospedale San Martino di Oristano?
Cosa deve pensare mentre si aggira fra le pozzanghere di fango alla ricerca disperata di un parcheggio, quasi punto di approdo in un mare in tempesta?…..desolazione!
Gli occhi che cercano speranza, o almeno risposte, si imbattono in uno scenario desolante.
E’ questa la accoglienza che propone la ASL oristanese al cittadino malato?
Il peggio è ahimè! visibile di fronte al DH di Oncologia e Oncoematologia: immense pozzanghere di fango d’inverno e polveri impertinenti d’estate portate dal vento su occhi e naso di malati e accompagnatori. Scenario ancora più incattivito dalla presenza di macerie, pezzi di muro, calcinacci, sanitari…ammassati a cielo aperto, pronti a rilasciare le loro tracce di polveri e microbi proprio addosso alle persone rese più fragili dalle malattie e dalle terapie oncologiche.
Disorganizzazione! Sporcizia! Assenza assoluta di decoro! Forse un drammatico segno dello stato di abbandono in cui versa la sanità oristanese. Professionisti anche validi lasciati sempre più soli di fronte a una marea di malati e malattie; soli e indifesi anche rispetto alla incuria e arroganza di chi amministra. Chi paga per tutto questo? Solo i malati! Non certo i cattivi amministratori e i politici occupati a fare altro.: immense pozzanghere di fango d’inverno e polveri impertinenti d’estate portate dal vento su occhi e naso di malati e accompagnatori. Scenario ancora più incattivito dalla presenza di macerie, pezzi di muro, calcinacci, sanitari…ammassati a cielo aperto, pronti a rilasciare le loro tracce di polveri e microbi proprio addosso alle persone rese più fragili dalle malattie e dalle terapie oncologiche.
Disorganizzazione! Sporcizia! Assenza assoluta di decoro! Forse un drammatico segno dello stato di abbandono in cui versa la sanità oristanese. Professionisti anche validi lasciati sempre più soli di fronte a una marea di malati e malattie; soli e indifesi anche rispetto alla incuria e arroganza di chi amministra. Chi paga per tutto questo? Solo i malati! Non certo i cattivi amministratori e i politici occupati a fare altro.”

Antonio Palmas

Leggi

Cane legato e ucciso, ‘no’ al volontariato per l’allevatore

4 feb, 2016 0

Era un cane che probabilmente viveva nelle campagne e avrebbe dato “fastidio” alle pecore. Per questo, Amore venne legato ad un’auto, trascinato per la strada e morì in seguito alle gravi ferite e sofferenze riportate. Era l’Aprile del 2014.
Il 1° Febbraio scorso a Nuoro si è aperto il processo contro il presunto responsabile: un allevatore di 44 anni che con sè aveva anche il figlio minorenne.
“Lega Nazionale per la Difesa del Cane si è costituita parte civile nel procedimento. L’imputato potrebbe scontare la pena svolgendo attività di volontariato presso un’associazione animalista.” Questa richiesta giunta nell’aula del Tribunale barbaricino però non piace a quanti pensano che il presunto autore di un gesto così efferato possa realmente svolgere un’attività di volontariato in mezzo agli animali da accudire. E’ ripartito un “mailbombing” alle autorità e alle redazioni e come le volte successive, pubblichiamo integralmente la nota ricevuta da tanti lettori di IllaTv.it.


“Scrivo per manifestare il mio dissenso dopo aver appreso la notizia secondo la quale il legale del sig. G. P., il giorno 01/02/2016, avrebbe chiesto per il suo assistito la “messa alla prova” che prevede lo sconto della pena all’interno di una struttura che si occupa di animali. Tale richiesta a mio avviso è assurda perché l’allevatore uccise il cane in modo lucido e determinato e solo grazie all’intervento del nucleo dei Carabinieri di Siniscola questa triste storia è arrivata fino a noi. Non si trattò di un incidente, e questo lo sappiamo tutti. L’autore non può e non deve cavarsela con una pena così leggera e chiedo, in particolar modo al giudice monocratico Daniela Russo, che si applichi ciò che prevede l’articolo 544-bis del Codice Penale. Ricordo che l’allevatore legò il cane al gancio traino della macchina, all’interno della quale si trovava anche il figlio minorenne, e lo trascinò per diversi chilometri fino a causarne una morte atroce. La nostra legge prevede pene severe per chi si macchia di tale crimine, quindi, anch’io, come tanti altri, chiedo una pena esemplare per questo individuo. La storia di Amore (così fu ribattezzato sul web) ha fatto realmente il giro del mondo, suscitando rabbia e indignazione ovunque. Se n’è parlato a livello locale e nazionale. Noti programmi, uno fra tanti Le Iene, hanno fatto un servizio sull’accaduto e la Peta, la più grande associazione animalista a livello internazionale che ha sede negli Stati Uniti d’America, nata per difendere i diritti degli animali in tutto il mondo, ha diffuso la notizia. Non snobbate la richiesta di tanti cittadini indignati e fate capire che chi uccide un animale non può farla franca, scontando la propria pena nel modo più semplice. Il 24 giugno 2016 fate in modo che si faccia giustizia per il cane e per noi cittadini e che la pena sia da esempio per chi ancora, sicuro di potersela cavare, fa del male agli animali tutelati dalla legge nel nostro Paese. Nessuno ha dimenticato le immagini strazianti di quella povera creatura ridotta a brandelli i cui occhi imploravano pietà, e per questo mi auguro il processo si concluda con il massimo della pena e il divieto per l’imputato di possedere altri animali ai quali potrebbe riservare lo stesso trattamento. Per finire, ricordo che la Sardegna è spesso teatro di gravi atrocità sugli animali e una pena esemplare avrebbe anche un effetto deterrente su chi ancora è convinto di poter torturare e uccidere animali quando e come vuole.”

Leggi anche Il resoconto del processo del 1° Febbraio 2016

Leggi

Incontro a Ottana dei lavoratori esposti amianto

19 gen, 2016 0

Riportiamo il comunicato della associazione esposti amianto

“Poniamo fine a un’ingiustizia che dura da decenni: a Ottana l’incontro il 23 gennaio, ore 10, per informare e discutere sulle modalità di attivazione del diritto alla sorveglianza sanitaria gratuita, sanciti dalla legge regionale 22 del 2005 e dei benefici previdenziali della Legge 257 del ’92, finora assurdamente negati ai lavoratori ex esposti amianto del sito industriale di Ottana”

 

Alla luce della grave emergenza dell’aumento di decessi e gravi patologie riconducibili alla esposizione all’amianto nell’area industriale di Ottana, i lavoratori ed ex lavoratori degli stabilimenti chimici hanno deciso di convocare un’incontro sabato 23 Gennaio 2016, ore 10, presso il Centro Polifunzionale in Via Via Emilio Lussu a Ottana per discutere sulle modalità di accesso alla sorveglianza sanitaria gratuita ed ai benefici previdenziali di legge per migliaia di lavoratori, finora esclusi per precise responsabilità e colpevoli negligenze del “sistema ENI” e delle stesse Istituzioni. A questo primo incontro informativo abbiamo invitato a partecipare l’Associazione Italiana Esposti Amianto AIEA, rappresentata dal Vice Presidente Nazionale Mario Murgia e dalla Presidente regionale dell’Associazione Sabina Contu.
Ci appelliamo alla sensibilità degli organi di informazione affinché seguano questa iniziativa autoconvocata, a cui parteciperanno lavoratori ed ex lavoratori provenienti da diversi comuni della Sardegna centrale: vogliamo denunciare con forza di fronte all’opinione pubblica e ai responsabili delle Istituzioni sarde che stiamo assistendo al moltiplicarsi di patologie gravissime e di morti fra quanti, per decenni hanno lavorato nel sito industriale di Ottana. Qui le autorità di competenza hanno negato la presenza di amianto, che invece, come un micidiale killer a tempo, sta mietendo vittime fra persone ancora giovani o appena giunte all’età della pensione! Chiediamo infatti, che venga posta fine al trattamento, ingiusto e discriminatorio, che ha escluso i lavoratori di Ottana dai diritti sanciti dalla legge 257 del 1992, che, vietando l’utilizzo dell’amianto in qualsiasi forma, ha imposto gli obblighi di sorveglianza sanitaria e il diritto ai benefici previdenziali.
Ottana è infatti, l’unica realtà del gruppo ENI a subire questa assurda discriminazione! Mentre per i lavoratori di Marghera, Brindisi e Ravenna, tutte aziende del gruppo ENI, il riconoscimento è arrivato, a suo tempo, attraverso gli atti di indirizzo ministeriale, con il riconoscimento, da subito, dei diritti e benefici previsti dalla legge. Ai lavoratori di Ottana tutto questo è stato negato! Anni di incontri e di lotte in Sardegna e a Roma, finora non hanno prodotto i risultati sperati, nella sostanziale e colpevole indifferenza generale e delle stesse istituzioni regionali.
Qualcuno dovrebbe spiegarci come mai la stessa legge, nello stesso Paese ha una interpretazione e un’applicazione diversa: Ottana e Pisticci erano stabilimenti gemelli, stesse produzioni, stessa tecnologia e i lavoratori con le stesse mansioni, stessi livelli di esposizione, a Pisticci l’INAIL ha riconosciuto 450 casi di esposizione all’amianto, e ad Ottana?
Con le nostre forze abbiamo fatto causa all’INPS e nel 2008 si sono svolti i processi nel Tribunale di Nuoro, vinti in prima istanza ma, purtroppo, bocciati in appello a Sassari per decadenza dei termini, grazie ai cavilli di legge. La prescrizione non cancella comunque il riconoscimento dell’esposizione. Oltre al danno la beffa! Dobbiamo essere consapevoli che nei nostri confronti è stata consumata una grande ingiustizia. Secondo gli studi, l’esposizione all’amianto produce i suoi effetti devastanti sulla salute e sulla vita dopo un lungo periodo di incubazione, ed è per questo che si stanno moltiplicando adesso le morti, anche a trenta/quarant’anni dall’esposizione! E’ in serio pericolo il futuro di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie: la preoccupazione è molto alta perché il periodo critico, il picco di mortalità, si avvicina molto velocemente. Chiediamo inoltre che venga dato immediato avvio all’opera di bonifica dell’intera area industriale, che da 15 anni attendiamo, per restituire un territorio integro alle future generazioni.
MOLTI NOSTRI COMPAGNI DI LAVORO,nel corso di questi anni sono deceduti, senza nessun tipo di riconoscimento e soprattutto senza una assistenza sanitaria adeguata: queste morti per il lavoro chiedono giustizia: nessuno può restare indifferente! In questi giorni sono arrivati i primi segnali di attenzione al dramma di Ottana, con alcune iniziative parlamentari: ne attendiamo con comprensibile attenzione gli eventuali sviluppi

Leggi

Inquinamento nel Cedrino, amianto e pneumatici nell’argine

10 gen, 2016 0

Spesso si pensa che la natura della Sardegna sia incontaminata dall’inquinamento. Purtroppo non è così. Nei pressi dell’argine del Cedrino lo scenario è disastroso.
Non bastano infatti, sacchi di immondezza, lattine di alluminio, vetro. Una discarica a cielo aperto. Sulle rive, emergono in superficie anche degli pneumatici. Immersi nella vegetazione ci si imbatte anche tra grandi pezzi di amianto. Rifiuti del minerale killer, quindi, lasciati all’aria aperta e non smaltiti correttamente.
Le foto che pubblichiamo sono state gentilmente concesse da Pasquale Saporitu.

Leggi

Asinelli bianchi, uno studio li salverà dall’estinzione?

28 dic, 2015 0

Rischiano l’estinzione e sono protetti. Gli asinelli bianchi vivono allo stato brado nel paradiso terrestre dell’Isola dell’Asinara, seguiti e accuditi dall’Ente Parco.
Nel Novembre 2015 è stata pubblicata una ricerca, ideata e realizzata dal dottorando di ricerca sardo Valerio Joe Utzeri, che potrebbe salvare gli asinelli dall’estinzione.

Valerio Joe Utzeri è un giovane oristanese, Dottorando di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie Ambientali e Alimentari dell’Università di Bologna.
Come ogni sardo che attraversa il mare, ha sempre portato con sé la sua Sardegna. E nella sua Isola è tornato con un’idea nuova e intraprendente per il mondo della Ricerca: capire i motivi che consentono la colorazione bianca del manto negli asini che vivono allo stato brado nell’Isola dell’Asinara.

Tutto è partito dalla tesi di laurea: qui, Valerio Joe aveva studiato i geni che nei conigli (ma anche negli altri animali tra cui l’uomo) provocano variazioni nel colore del mantello e sono legati alle diverse forme di albinismo.
“Lo studio di questi geni continua ancora oggi, parallelamente ad altre ricerche che compio- racconta a IllaTv- in ambito di fauna selvatica, rinselvatichita e di allevamento. Questo studio ha prodotto fino ad ora la pubblicazione sul Brown locus in coniglio (Articolo scientifico pubblicato su Animal Genetics, rivista molto importante in quanto posizionata nel primo quartile del settore – ISI Journal Citation Reports © Ranking: 2014: 3/57 Agriculture Dairy & Animal Science – con Impact Factor: 2.207).
Nella stessa rivista è stato pubblicato anche il lavoro sugli asini dell’Asinara, cominciato circa un anno fa.”

L’idea. Una “semplice addizione di condizioni” ha portato Valerio Joe a questo studio: “sono Sardo; in Sardegna conosco abbastanza bene la fauna locale e cerco nelle mie ricerche di avere un occhio di riguardo verso la Sardegna e le sue risorse; – vorrebbe- poter dimostrare che anche dal “Continente” si può fare ricerca per la Sardegna e poter colmare un vuoto scientifico tramite le conoscenze che ho e che sto acquisendo nel campo della genetica e della genomica.
Da molto tempo- prosegue- si parlava di sintomi dovuti a forme di albinismo per l’asinello bianco dell’Asinara ma non esistevano ancora studi genetici per capire quale fosse il motivo molecolare di quel fenotipo e quindi nessuno studio di associazione. Quegli asini vivono praticamente senza aiuto dell’uomo e in natura non ho trovato esempi di popolazioni di mammiferi che allo stato selvatico mantengano in quei numeri un fenotipo del genere.”

“Nel settembre del 2014, previ accordi con l’Ufficio Risorse Terrestri dell’Ente Parco dell’Asinara, sono riuscito ad ottenere una collaborazione con permesso di maneggiare gli animali rigidamente controllati e protetti all’interno dell’isola.
Grazie all’appoggio del mio Tutor di Dottorato, Prof. Luca Fontanesi, una volta effettuato il campionamento di un ciuffo di crine da 17 asini bianchi dell’Asinara e 5 con colore del mantello classico, ho svolto le fasi sperimentali nei laboratori del DISTAL (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari) della Scuola di Agraria e Veterinaria dell’Università di Bologna.
Una volta estratto il DNA dai campioni di tutti gli esemplari campionati, le analisi dei dati ottenuti dal sequenziamento del gene TYR (tirosinasi), hanno evidenziato una mutazione che accomuna tutti gli asini bianchi e li distingue da tutti gli asini “colorati”.”
Tutte procedure che Valerio Joe Utzeri ha eseguito durante il periodo trascorso all’Isola dell’Asinara.

“Li chiamo “colorati” non per niente: negli asini bianchi- spiega- l’enzima chiave che per ragioni biochimiche permette la formazione delle melanine (e quindi della colorazione del mantello) è geneticamente compromesso e il gene che lo codifica è proprio il gene TYR.”

“La situazione che ci si prospetta davanti è quindi quella di una forma di albinismo molto pesante (il che non significa che questi asini vivano male).
Finalmente abbiamo il risultato che finora è mancato per spiegare la colorazione così particolare e unica di questi animali che sono il simbolo del Parco ma anche una razza di asino in via d’estinzione.
Ovviamente questa scoperta- conclude il dottorando sardo- oltre a risolvere un quesito che molti si sono posti da più di 40 anni, può dare un’altra spiegazione sulla comparsa di questo raro fenotipo (molto probabilmente autoctona) oltre che essere uno strumento per evitare l’estinzione di questi animali unici per cui anche tanti turisti vengono in Sardegna.”

Consulta il lavoro di Valerio Joe Utzeri cliccando qui.

Leggi

Il video: il raduno dei Babbo Natale in Sup

21 dic, 2015 0

Sotto l’abito rosso e bianco di Babbo Natale alcuni indossavano la muta, altri addiritura il costume da bagno. Un 20 dicembre insolito, quello appena trascorso, con una temperatura che si è attestata sui 20 gradi, un gradevole anticiclone che ha portato la calma nel Golfo di Oristano. Acrobazie, risate, divertimento e anche un tuffo a Dicembre: lo sport è anche questo.
Ieri vi abbiamo raccontato del raduno dei “Babbi Natale” sul Sup, oggi vi proponiamo il video pubblicato su You Tube da Enrico Giordano.
Pochi minuti per sentirsi come a bordo di queste belle tavole, e passeggiare sull’acqua, pagaiata dopo pagaiata, lungo la costa di Torre Grande.

Leggi anche “Babbo Natale arriva in Sup”

Leggi

Treno Cagliari-Oristano: per i passeggeri solo due vagoni

17 dic, 2015 0


Siamo a soli pochi giorni dall’inaugurazione del treno veloce che prevederebbe un tratto di percorrenza tra Cagliari e Sassari pari a 2 ore e 48 minuti. Oggi i passeggeri del treno delle 19.22 che da Cagliari porta ad Oristano, si ritrovano costretti a doversi dividere lo spazio concesso in soli due vagoni. Circa 160 posti a sedere per studenti, lavoratori e pendolari di ogni genere che dopo una giornata di impegni si ritrovano a dover pagare per viaggiare in piedi ristretti in pochi centimetri di spazio vitale. Il malessere, e non solo, che si respira appiccicati l’uno agli altri non aiuta l’immagine delle ferrovie che la politica sarda ha cercato di recuperare con il super pendolino. Il disastro dell’inaugurazione e il guasto elettrico del nuovo treno si aggiungono tristemente alla congestione quotidiana di umili pendolari che come sandwich compiono il loro tragitto di routine. Molti passeggeri si chiedono effettivamente cosa ci guadagnino le ferrovie, possibile che questa sera non avessero un misero vagone in più? Oggi abbiamo avuto questa segnalazione, ipotizziamo non sia stato un caso isolato. “Ecco all’orizzonte il capotreno che vorrebbe raggiungere l’uscita per il controllo, come un padre con i suoi figli si rivolge affettuoso a chi protesta per la misera condizione e risponde: “avete ragione!!!!”

Leggi

Silì e la sua economia all’inizio del ’900.L’Arte del fango

12 dic, 2015 0

“Tra gli anni ’30 e ’50 del 1900, i forni per le tegole a Silì, frazione di Oristano, erano distribuiti sia all’interno del piccolo paese che nella golena del Tirso

di Antonio Sanna
ricostruzioni grafiche Filippo Mura

“Ogni forno poteva caricare dalle 4000 alle 8000 tegole per volta, le fornaci venivano assegnate a chi aveva necessità di produrre dei manufatti: tegole e mattoni crudi per edificare anche la propria casa. In genere si lasciavano circa 100 tegole al proprietario del forno sotto forma di pagamento.

All’inizio di ogni stagione si preparava, nelle immediate vicinanze del forno, sa pratza ‘e sa domiscedda, a debita distanza venivano sistemate le fascine di cisto, cosìdette “fasciasa de pastori” che venivano acquistate a Santa Giusta e a Palmas Arborea, raccolte ed sistemate in in diverse fasce ai piedi del Monte Arci.

Una volta eseguite queste operazioni si procedeva all’impasto “a scafai” composto da paglia e argilla, che non mancava mai perché il fiume, di anno in anno, portava “sa terra strangia”.
Il giorno successivo si finiva di lavorare e un po’ per volta l’impasto veniva portato in prossimità de “su struttui”, una sorta di piano rialzato costruito in ladrini. Qui, all’interno di un modello veniva spalmata una forma, “su mollu”. Una volta ultimata, veniva posizionata in sa pratza ad asciugare.
Avvenuta l’essicazione, le tegole venivano portate al riparo dalle eventuali intemperie all’interno de “sa domiscedda” in attesa dell’accensione del forno.
Il forno veniva caricato e acceso la notte in presenza di almeno di quattro persone: questo perchè anche allora le regole e le norme in materia di sicurezza dovevano essere rispettate.

Negli anni ’30 del 1900, era necessario infatti, presentare domanda alla milizia forestale. Nel dopoguerra invece, la domanda doveva essere inoltrata alla Questura. In entrambi i casi veniva rilasciato un nulla osta con tutte le prescrizioni utili.
Chi accendeva e chi caricava il forno, ad esempio, era una persona di provata esperienza. I suoi attrezzi del mestiere erano “sa frucchetta con il manico lungo” e “su tirafogu”.
Il fuoco veniva appiccato alle fascine posizionate a forma di croce, trafitte da sa fruchetta e si procedeva all’accensione. Si stima che servissero dalle 4000 alle 8000 fascine per ogni accensione. Le fascine veniveno sistemate alla bocca della fornace, “a is fogheras”, poi introdotte.
Durante la cottura delle tegole, gli addetti si davano il cambio. Una turnazione che si bloccava solo con le ultime 1000 tegole. Queste venivano introdotte nel forno dal capo forno, visto il calore che si sviluppava.
La struttura del basamento del forno diveniva fragilissima, era necessario quindi prestare la massima attenzione e non toccare le pareti “de sa foghera” (la fornace). Portare a termine la cottura richiedeva abilità e perizia. Ultimata la cottura, la brace veniva portata all’esterno: serviva per produrre la carbonella, utile per l’inverno.
Infine, il forno veniva scaricato, “sciorrau”, un’attività chiamata “sciorrai”. Completata questa operazione, le tegole erano pronte per la vendita che avveniva su commissione o per tentata vendita. Le tegole vendute singolarmente infatti, venivano vendute ad un costo tra le 5 e le 8 lire ciascuna. Un’altra modalità di vendita prevedeva che le tegole venissero caricate sui vagoni dei treni alla stazione, da lì partivano alla volta di altre località della Sardegna.
Sul finire di Giugno e l’inizio di Luglio, la produzione delle tegole si fermava. Uno stop forzato dalla mietitura: l’indotto che veniva a crearsi non era indifferente, le donne che assistevano a “sa pratza” portavano la terra dalla zona di scavo non distante dal forno.
Alcuni numeri forni presenti a Silì: 2 di Peppi Maria; 2 di Giglio; 1 di Giovanni Manca; 1 di Manunza; 1 di Giovanni Porru. In località Su Pezzu Mannu se ne trovavano ben 5.”

Antonio Sanna

Leggi

Violenza contro le donne, flash mob ad Assemini

26 nov, 2015 0

In oltre mille comuni d’Italia ieri si è tenuto almeno un evento che ha visto la partecipazione di migliaia di persone al grido di “no alla violenza sulle donne”. Una Giornata Internazionale che si è celebrata anche ad Assemini.

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Comitato Civico di Assemini”.


“In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, si è tenuta oggi ad Assemini una manifestazione per esprimere la solidarietà verso le vittime di femminicidio. I partecipanti, organizzati in corteo, sono partiti, sotto la pioggia battente, a piedi dall’Anfiteatro comunale verso la via Cagliari, davanti al Bar-Pizzeria “Orion”. Giunti sul posto hanno partecipato e coinvolto i presenti ad un “Flash Mob”. La manifestazione si è conclusa con la lettura di brevi messaggi da parte di giovani studenti: il presente che guarda e costruisce il futuro. La musica e la danza popolare come espressione di storie complicate, di passioni, di spiritualità, di protesta costruttiva e di libertà.
Dall’inizio del 2015, sono novanta le vittime di femminicidio. Fatti gravissimi che necessitano di interventi urgenti e strutturali in grado di aiutare le donne ad uscire dall’isolamento della paura. Occorre parlare ai giovani affinché contribuiscano a sconfiggere questo comportamento indegno di una società civile. Tutti dobbiamo prendere coscienza delle nostre responsabilità, sociali e civili. Dobbiamo lottare oggi, perché domani sarà troppo tardi.
La dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 fornisce una definizione ampia di questa piaga: «qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata». L’ONU e l’Unione Europea definiscono “violenza di genere” quella che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile. La data del 25 Novembre come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stata scelta dall’ONU nella Risoluzione dell’Assemblea Generale n° 54/134 del 17 dicembre 1999, per ricordare le tre sorelle Mirabal, violentate ed uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana. Il fenomeno della violenza è trasversale ed assume forme e manifestazioni diverse, provocando danni fisici e mentali con gravissime conseguenze anche a lungo termine, con costi umani, sociali ed economici inaccettabili. Il fenomeno si manifesta soprattutto nell’ambito familiare e coinvolge donne di ogni estrazione sociale e culturale. Dalla schiavizzazione in matrimoni forzati, a donne vendute per alimentare il mercato della prostituzione, a quelle molestate sul luogo di lavoro o mutilate nell’intimità da pratiche obsolete, alle violenze domestiche che si manifestano in varie forme, fisica, sessuale, psicologica ed economica.
La Presidente del Comitato Civico “ViviAssemini”, Claudia Giannotti, ringrazia tutti i cittadini che hanno partecipato, nonché: l’Amministrazione comunale di Assemini per il fattivo supporto anche organizzativo; Giulio Melis ed il suo gruppo di ballo; il Bar-Pizzeria “Orion”, la Prociv Augustus e Assemini Soccorso per la preziosa assistenza logistica. Ora, davanti a noi, c’è un’altra sfida: contribuire per creare nuovi e moderni servizi a sostegno del bisogno di evoluzione civile, culturale e di riscatto sociale della donna vittima di ogni violenza.

Comitato Civico “ViviAssemini”

Leggi

Silì, correva l’anno 1917 quando il fiume Tirso straripò…

18 nov, 2015 0


Oggi 18 novembre 15 cade l’anniversario del ciclone Cleopatra in Sardegna portando morte e distruzione in molte zone dell’isola, ancora oggi tante ferite restano aperte, ponti mai ricostruiti, strade mai ripristinate e l’angoscia delle persone ancora palpabile ancora ad ogni allerta meteo.

Molti si chiederanno come magari in passato si affrontavano certe emergenze anche con conseguenze gravi, come nel 1917 a Silì il fiume Tirso straripando, per la quasi assenza di argini, distrusse tantissime case costruite in mattoni di fango (ladrini) nella parte bassa nell’abitato nei pressi di via Sicilia, tutta la zona ormai distrutta dalla furia dell’acqua venne sgomberata e subito dopo si attivarono le procedure d‘urgenza per la ricostruzione delle case in una zona del paese più sicura e più alta rispetto alla precedente. Il sindaco Naldini un ex carabiniere, si attivò immediatamente e con a capo l’Ing. Meloni del Genio Civile, il 4 maggio del 1919 venivano consegnate le prime 11 case, nella via poi denominata via Naldini proprio in onore di chi così celermente aveva voluto la ricostruzione”


Antonio Sanna

Leggi