29 April, 2017
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Rischiano l’estinzione e sono protetti. Gli asinelli bianchi vivono allo stato brado nel paradiso terrestre dell’Isola dell’Asinara, seguiti e accuditi dall’Ente Parco.
Nel Novembre 2015 è stata pubblicata una ricerca, ideata e realizzata dal dottorando di ricerca sardo Valerio Joe Utzeri, che potrebbe salvare gli asinelli dall’estinzione.

Valerio Joe Utzeri è un giovane oristanese, Dottorando di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie Ambientali e Alimentari dell’Università di Bologna.
Come ogni sardo che attraversa il mare, ha sempre portato con sé la sua Sardegna. E nella sua Isola è tornato con un’idea nuova e intraprendente per il mondo della Ricerca: capire i motivi che consentono la colorazione bianca del manto negli asini che vivono allo stato brado nell’Isola dell’Asinara.

Tutto è partito dalla tesi di laurea: qui, Valerio Joe aveva studiato i geni che nei conigli (ma anche negli altri animali tra cui l’uomo) provocano variazioni nel colore del mantello e sono legati alle diverse forme di albinismo.
“Lo studio di questi geni continua ancora oggi, parallelamente ad altre ricerche che compio- racconta a IllaTv- in ambito di fauna selvatica, rinselvatichita e di allevamento. Questo studio ha prodotto fino ad ora la pubblicazione sul Brown locus in coniglio (Articolo scientifico pubblicato su Animal Genetics, rivista molto importante in quanto posizionata nel primo quartile del settore – ISI Journal Citation Reports © Ranking: 2014: 3/57 Agriculture Dairy & Animal Science – con Impact Factor: 2.207).
Nella stessa rivista è stato pubblicato anche il lavoro sugli asini dell’Asinara, cominciato circa un anno fa.”

L’idea. Una “semplice addizione di condizioni” ha portato Valerio Joe a questo studio: “sono Sardo; in Sardegna conosco abbastanza bene la fauna locale e cerco nelle mie ricerche di avere un occhio di riguardo verso la Sardegna e le sue risorse; – vorrebbe- poter dimostrare che anche dal “Continente” si può fare ricerca per la Sardegna e poter colmare un vuoto scientifico tramite le conoscenze che ho e che sto acquisendo nel campo della genetica e della genomica.
Da molto tempo- prosegue- si parlava di sintomi dovuti a forme di albinismo per l’asinello bianco dell’Asinara ma non esistevano ancora studi genetici per capire quale fosse il motivo molecolare di quel fenotipo e quindi nessuno studio di associazione. Quegli asini vivono praticamente senza aiuto dell’uomo e in natura non ho trovato esempi di popolazioni di mammiferi che allo stato selvatico mantengano in quei numeri un fenotipo del genere.”

“Nel settembre del 2014, previ accordi con l’Ufficio Risorse Terrestri dell’Ente Parco dell’Asinara, sono riuscito ad ottenere una collaborazione con permesso di maneggiare gli animali rigidamente controllati e protetti all’interno dell’isola.
Grazie all’appoggio del mio Tutor di Dottorato, Prof. Luca Fontanesi, una volta effettuato il campionamento di un ciuffo di crine da 17 asini bianchi dell’Asinara e 5 con colore del mantello classico, ho svolto le fasi sperimentali nei laboratori del DISTAL (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari) della Scuola di Agraria e Veterinaria dell’Università di Bologna.
Una volta estratto il DNA dai campioni di tutti gli esemplari campionati, le analisi dei dati ottenuti dal sequenziamento del gene TYR (tirosinasi), hanno evidenziato una mutazione che accomuna tutti gli asini bianchi e li distingue da tutti gli asini “colorati”.”
Tutte procedure che Valerio Joe Utzeri ha eseguito durante il periodo trascorso all’Isola dell’Asinara.

“Li chiamo “colorati” non per niente: negli asini bianchi- spiega- l’enzima chiave che per ragioni biochimiche permette la formazione delle melanine (e quindi della colorazione del mantello) è geneticamente compromesso e il gene che lo codifica è proprio il gene TYR.”

“La situazione che ci si prospetta davanti è quindi quella di una forma di albinismo molto pesante (il che non significa che questi asini vivano male).
Finalmente abbiamo il risultato che finora è mancato per spiegare la colorazione così particolare e unica di questi animali che sono il simbolo del Parco ma anche una razza di asino in via d’estinzione.
Ovviamente questa scoperta- conclude il dottorando sardo- oltre a risolvere un quesito che molti si sono posti da più di 40 anni, può dare un’altra spiegazione sulla comparsa di questo raro fenotipo (molto probabilmente autoctona) oltre che essere uno strumento per evitare l’estinzione di questi animali unici per cui anche tanti turisti vengono in Sardegna.”

Consulta il lavoro di Valerio Joe Utzeri cliccando qui.

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